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ORRORE SUL PO

Voleva smettere di prostituirsi: uccisa e bruciata a 19 anni. Un arresto

La sentenza dell'ergastolo diventa definitiva per la "maitresse"

ANSA PER LORENZO

I carabinieri della stazione Bologna Indipendenza hanno eseguito un ordine di carcerazione per Gianina Pistroescu, 44 anni, di nazionalità romena, per cui la Cassazione due giorni fa ha reso definitiva la condanna all'ergastolo per l'omicidio di Paula Burci, connazionale 19enne trovata morta a Zocca (Ferrara) nel marzo 2008. La Cassazione aveva invece annullato con rinvio alla Corte d'Appello di Venezia la condanna all'ergastolo per Sergio Benazzo, 44 anni, di Rovigo (LEGGI ARTICOLO).

Il cadavere di Paula Burci era stato ritrovato carbonizzato lungo l'argine del Po. Secondo le perizie la giovane era stata
barbaramente picchiata e poi uccisa e bruciata. L'accusa si basava sulla testimonianza di Jana Serbanoiu, una connazionale che nel 2009 ha deciso di collaborare con la giustizia, e che aveva condiviso la cella con Gianina Pistroescu, finita in carcere a Craiova (Romania) per reati non legati all'omicidio. Pistroescu era stata estradata dalla Romania ed era attualmente all'obbligo di firma a Bologna.

Benazzo e Pistroescu erano chiamati a rispondere dell'omicidio di Paula Burci, 19 anni, giovane romena arrivata in Italia, a quanto emerso nel corso delle indagini, con il miraggio di un lavoro, finita invece costretta a vendersi sulle strade di Ferrara dove, ogni giorno, veniva portata dal Polesine, dove, invece, dimorava.

Venne ritrovata sull'argine del Po, a Zocca, nel Ferrarese, nel marzo del 2008 da due ragazzi che stavano portando a spasso il cane, che fiutò, tra la vegetazione, qualcosa che si rivelò essere il cadavere di una ragazza, massacrato e dato alle fiamme. Quello di Paula, appunto. Il delitto è, per come è stato ricostruito, uno dei più atroci mai scoperti tra Polesine e Ferrarese. La giovane sarebbe stata prima massacrata di botte, presa a martellate, forconate, le sarebbero addirittura stati strappati i denti. La ricostruzione dell'accusa vuole che questo feroce pestaggio, totalmente sproporzionato al fisico di una ragazzina pesante meno di cinquanta chili, sia avvenuto in Polesine. Paula, poi, forse già morta, sicuramente in fin di vita, sarebbe stata portata a Zocca e, qui, il corpo sarebbe stato dato alle fiamme.

La 19enne risultava essere scomparsa dalla strada a febbraio, all'incirca a San Valentino, del 2008. In realtà, gli inquirenti non ritenevano che Benazzo e Pistroescu siano stati i massacratori, perlomeno in prima persona, della ragazzina. Questa avrebbe tentato di sfuggire al mondo della strada, dopo essere stata "ceduta" a un'altra banda, ben più feroce - sempre secondo questa ricostruzione - di Benazzo e della romena, che sino a quel momento avrebbero, secondo questa ricostruzione, "gestito" la 19enne. Il tentativo di fuga avrebbe visto venire disposta quella tremenda punizione. L'identità dei componenti della banda che la avrebbe massacrata non è mai emersa.

Il processo ha una storia lunga e complessa: aveva visto la Corte d'Assise di Ferrara e la Corte d'Assise d'Appello di Bologna disporre l'ergastolo. La Cassazione, però, aveva accolto l'eccezione di competenza territoriale sollevata dalle difese, gli avvocati Francesca Martinolli di Adria, per Benazzo, e Rocco Marsiglia di Roma per Pistroescu, con gli atti trasmessi alla Procura di Rovigo. Si era tornati quindi in fase di indagini preliminari, per poi ottenere ancora un ergastolo, in Assise. Ora, la sentenza definitiva per Pistroescu, una pronuncia che apre un nuovo processo, invece, per Benazzo.

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