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Lo studio

Più soldi nel Reddito di cittadinanza che nella crisi

Per affrontare l’emergenza solo 7,5 miliardi: “Far ripartire le grandi opere, e i cantieri”

Più soldi nel Reddito di cittadinanza che nella crisi

07/03/2020 - 18:26

Tra il reddito, la pensione di cittadinanza e “quota 100”, nel 2020 è prevista una spesa di 12,3 miliardi, il 64 per cento in più della misura economica anticrisi dovuta al Coronavirus annunciata nei giorni scorsi dal Governo che sarà pari a 7,5 miliardi. Somme importanti che hanno indotto il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, a questa riflessione: “Per dare un sussidio anche a chi è poco interessato a trovarsi un lavoro o vuole andare in pensione in anticipo, il Governo ha previsto per l’anno in corso una spesa di 12,3 miliardi di euro. Per affrontare una crisi economica che, invece, rischia di far scivolare il Paese in una recessione pesantissima, promette 7,5 miliardi”. Insomma, per il reddito da divano non badiamo a spese, ma per fronteggiare una crisi che si annuncia essere tra le più drammatiche degli ultimi 75 anni erogheremo una misura che, sebbene sia raddoppiata nel giro di pochi giorni, rimane ancora insufficiente.

Dalla Cgia fanno sapere che l’annuncio dato l’altro ieri dal Governo di portare fino a 7,5 miliardi il decreto per contrastare gli effetti negativi del coronavirus va salutato positivamente, anche se gli interventi che verranno messi in campo sono rivolti solo a contenere la crisi, mentre nulla è stato previsto per “aggredire” la recessione economica ormai alle porte. Afferma il segretario della Cgia, Renato Mason: “Se da un lato il mondo produttivo chiede a gran voce un’importante manovra espansiva in grado di rilanciare i consumi e la domanda interna, dall’altro il Governo affronta la crisi solo con misure di contenimento che sono certamente importanti, anche se bisognerebbe integrarle con un importante piano di investimenti a medio-lungo termine. Per questo invitiamo l’esecutivo a sbloccare le grandi opere pubbliche già finanziate o fermate dall’eccessiva burocrazia, mutuando il successo che sta avendo il metodo Genova. Senza dimenticare che è necessario che la nostra Pubblica Amministrazione torni a pagare i debiti commerciali maturati con i propri fornitori”.

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