you reporter

ECONOMIA

Carissima spesa: rincari da record

Incrementi del 2,8%: una famiglia con due figli spenderà 210 euro in più rispetto all’anno scorso

Carissima spesa: rincari da record

Effetto Covid sul carrello. E la spesa, a Rovigo, ora costa il 2,8% in più rispetto a pochi mesi fa. Nella nostra provincia i prezzi sono aumentati di più sia rispetto alla media nazionale (+2,6%) che a quella veneta (+1,9%). Con il risultato che laddove prima al supermercato si spendevano 100 euro, ora lo scontrino reciterà 102 euro e 80 centesimi. Che sembra poca cosa, ma che lungo tutto un anno, di certo, il rincaro si farà sentire, specialmente in periodo di crisi. Si stimano maggiori spese per 145 euro per una famiglia media, 210 per una famiglia con due figli, e 102 euro per un pensionato.

I dati sono dell’Unione nazionale consumatori, che ha stilato la classifica delle città e delle regioni che hanno registrato i maggiori rincari annui per quanto riguarda i prodotti alimentari, gli unici che durante l’emergenza Covid sono stati effettivamente venduti, subendo pesanti rincari.

Insomma, mentre l’Italia, per via del lockdown, è teoricamente in deflazione, con i prezzi che, mediamente, a maggio sono scesi dello 0,2%, il cibo, il solo realmente acquistabile anche prima della riapertura generale dei negozi, subisce rincari pesanti del 2,6% a livello nazionale, con una maggior spesa annua di 145 euro per una famiglia media, 195 per una coppia con due figli, 175 per una coppia con un figlio, 95 per un pensionato con più di 65 anni. Valori - come detto - ancora più alti in Polesine.

A livello locale, la città con i maggiori rincari alimentari è Caltanissetta, +6,4% su base annua, due volte e mezzo la media italiana. Al secondo posto c’è Trieste, (+5,1%) e al terzo Avellino e Trapani (+4,7% per entrambe). Rovigo è addirittura la 15esima città d’Italia in cui si sono registrati i rincari alimentari più alti, appaiata a realtà come Firenze, Livorno, Gorizia e Biella. In Veneto, siamo secondi alle spalle di Treviso (settima a livello nazionale, con Genova e Perugia) dove i prezzi sono aumentati addirittura del 3,8%.

Le più città più “risparmiose” sono invece Siena, (+0,2%) a pari merito con Arezzo e Modena; seguite da Bologna (+0,3%) e Reggio Emilia (+0,4%).

A livello regionale, il cibo più caro, in termini di aumento dei prezzi, si trova in Basilicata, +3,9%. Seguono Umbria, Lazio e Calabria (+3,4% per tutte), al terzo posto Campania e Sicilia (+3,3%). La regione migliore, l’Emilia Romagna, con un rialzo dei prodotti alimentari dello 0,9 per cento, poi Valle d’Aosta (+1,5%) e al terzo posto Veneto (+1,9%).

“Le disparità così ampie tra una città e l’altra, da +6,4% a +0,2%, in alcuni anche all’interno della stessa regione, possono avere varie motivazioni, ma la spiegazione più probabile è che, approfittando della ridotta mobilità del consumatore e, quindi, della minore possibilità di scelta, molti esercizi hanno alzato i prezzi e questo è stato maggiormente possibile in quelle città dove c’è minore concorrenza e non ci sono abbastanza forme distributive. Laddove il consumatore, invece, ha più alternative, tra ipermercati, supermercati, discount, negozi di vicinato, mercati, i rialzi, mediamente, sono stati più contenuti. Non è un caso se l’Antitrust proprio sui prezzi alimentari ha aperto un’indagine preistruttoria”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

GLI SPECIALI

speciali: I NOSTRI TESORI tra fiumi, mare e lagune
speciali: Teatro Sociale di Rovigo

Notizie più lette

Copyright 2018 © | Tutti i diritti riservati.
Privacy Policy - Condizioni di utilizzo

Powered by Gmde srl