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ADRIA

La protesta dei familiari: "Ora basta, vogliamo vedere in condizioni umane i nostri cari"

Una trentina di famigliari ha preso parte al sit-in davanti al Csa. Ecco le loro richieste

La pazienza è finita per il familiari degli ospiti della Casa di riposo di Adria che oggi pomeriggio, martedì 13 ottobre, hanno organizzato un sit-in davanti alla struttura in riviera Sant’Andrea. Hanno invitato tutto il cda nominato nel gennaio scorso dal sindaco Omar Barbierato e formato da Simone Mori, presidente, Mauro Colombo vice, quindi Graziella Braghin, Simonetta Menini e Daniela Pasquali, ma nessuno si è presentato. Neppure Graziella Braghin che dovrebbe essere la rappresentante dei familiari. Non si è visto neppure il sindaco o altro rappresentante dell’amministrazione comunale o qualcun altro dei civici che fino all’insediamento dell’attuale cda avevano sempre spalleggiato la causa dei dipendenti e le ragioni di familiari.

Una trentina le persone che hanno risposto all’appello di Sabrina Visentini e Fulvio Osti, molti si sono giustificati per impegni di lavoro, altri hanno rinunciato per non creare eccessivo assembramento in contrasto con le norme anti Covid-19.

Cinque le principali rivendicazioni dei familiari: prima, conoscere la reale situazione fisica, morale e psicologica dei loro cari dentro la struttura; seconda, diversa organizzazione delle visite da svolgersi in condizioni più umane, per tutta risposta i tempi sono stati ridotti da 30 a 20 minuti; terza, sapere quanto è il personale, come opera e come è distribuito nelle diverse mansioni e nuclei; quarta, approvare in tempi stretti il regolamento per arrivare all’elezione del comitato che ufficialmente rappresenterà i familiari; quinta, pronti alla collaborazione con il nuovo direttore, quando arriverà, anche se finora sono stati tenuti all’oscuro di tutto, le uniche e scarne informazioni sono arrivare ufficiosamente da qualche amico o attraverso gli organi di stampa.

“Attendiamo risposte, siamo cittadini e non sudditi” tuona Fulvio Osti. E rilancia il motto della loro iniziativa: “Non possiamo più tacere”. Parole pesanti perché prese da don Peppe Diana quando lottava contro la mafia prima di essere ucciso nella sacrestia della  “sua” chiesa mentre si apprestava a celebrare la messa.

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commenti 1
  • pmax89

    14 Ottobre 2020 - 12:12

    vogliamo vederli, infettarli, farli morire, e poi protestare che non son stati protetti!

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