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FRATTA POLESINE

Il paesaggio rurale polesano: suggestione da salvare

Il convegno per parlare dei profondi e radicali mutamenti intervenuti

La Settimana Europea del Paesaggio, ideale celebrazione del ventennale della firma della Convenzione Europea del Paesaggio, è iniziata sabato, al Teatro Acli di Fratta Polesine, col convegno "Paesaggi in transizione".

A organizzare il calendario di incontri, Csv Rovigo, e le associazioni Attive Terre, Leonardo Da Vinci, Manegium, Focus, Cantieri Culturali creativi, con il patrocinio delle amministrazioni comunali di Adria, Ariano nel Polesine e Fratta Polesine.
Il tema centrale dell’incontro era la profonda trasformazione alla quale è andato incontro il paesaggio rurale polesano negli ultimi decenni e su questo tema sono stati chiamati a confrontarsi l’avvocato Matteo Ceruti di Rovigo, esperto di diritto ambientale; l’architetto Nicola Bertuccio; il professor Francesco Visentin.

Sullo sfondo di tutto, come ha ricordato Ceruti, modifiche di portata tanto vasta - basti pensare a insediamenti di centri commerciali, poli logistici, capannoni - da rendere lecita la domanda sull’attuale natura del nostro paesaggio: è ancora definibile come paesaggio rurale polesano o, in determinate situazioni, potrebbe essere definito un non luogo, ossia un luogo che ha perso la propria natura e i propri tratti distintivi, che potrebbe essere ovunque, tanto ormai è irriconoscibile?

Nella propria relazione, poi, Ceruti ha anche toccato il tema di un possibile conflitto tra ambiente e paesaggio, come esemplificato, per esempio, in Polesine dalla polemica sugli insediamenti fotovoltaici, uno dei quali, attualmente, viene proposto ad Adria. Qualche passo avanti verso la disciplina di queste installazioni, ha proseguito Ceruti, è stato fatto con il recente decreto Semplificazioni, che contiene incentivi per collocare impianti simili, piuttosto che su suolo agricolo, su ex siti contaminati, ex cave, ex discariche e simili. E’ stato affrontato anche il tema della attuazione del Piano nazionale integrato di energia e clima, che l’Italia si è impegnata a realizzare entro il 2030.

Il tutto, con un richiamo alla cautela per il tanto atteso Recovery Fund: importantissimo e indispensabile, certo, ma che potrebbe anche invogliare a interventi su larga scala che potrebbero essere ancora più impattanti dal punto di vista paesaggistico e ambientale.

Chiudendo, poi, con una sorprendente citazione del Palladio, l’architetto delle Ville Venete per eccellenza. Che, al centro delle proprie realizzazioni, poneva sempre una priorità, quasi un dogma: costruire in un ambiente salubre, sia letteralmente che dal punto di vista estetico e paesaggistico, per la persona che lo dovrà occupare. Scritti vecchi di secoli, che oggi sarebbe opportuno riprendessero in mano tutti.

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