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IL DOCUMENTO

Piano d'azione per il clima e l'energia sostenibile, l’obiettivo è ancora distante

Entro il 2020 il fotovoltaico doveva far ridurre di 33mila tonnellate l’anno l’emissione di Co2. Siamo a 7mila

Piano d'azione per il clima e l'energia sostenibile, l’obiettivo è ancora distante

11/02/2021 - 18:37

Il 2020 che si è appena concluso, aggravato dalla pandemia da Covid-19 che ha colpito tutto il pianeta, sarebbe dovuto essere anche l’anno limite per raggiungere gli obiettivi del Piano d’azione per il clima e l’energia sostenibile, il cosiddetto Paes. Si tratta di un documento secondo il quale i firmatari rispetteranno gli obiettivi di riduzione dei gas serra che si sono prefissati proprio per il 2020.

Tale documento identifica i settori di intervento più idonei e le opportunità più appropriate per raggiungere l’obiettivo di riduzione di Co2 attraverso misure concrete per la riduzione dei consumi finali di energia, insieme a tempi e responsabilità, in modo da tradurre la strategia di lungo termine in azione. I firmatari si impegnano a consegnare il proprio Paes entro un anno dall’adesione.

Il Paes deve, pertanto, contenere un elenco di azioni finalizzate alla riduzione dei consumi finali di energia, migliorando l’efficienza energetica e promuovendo l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili negli edifici residenziali e del terziario, nell’industria, negli impianti di pubblica illuminazione e di altro tipo, e nei trasporti pubblici e privati.

Il Paes non deve essere considerato come un documento rigido e vincolante, ma può essere ampliato nel tempo con nuovi progetti, poiché ogni nuovo progetto di sviluppo approvato dall’autorità locale rappresenta un’opportunità per ridurre il livello di emissioni.

Pertanto, è importante valutare l’efficienza energetica ed ambientale per tutti i nuovi progetti, al fine di migliorare le prestazioni del Paes.

Il Comune di Rovigo, in questo senso, ha approvato il Paesc “Rovigo-Area centrale” il 26 luglio 2016 e lo ha presentato il 30 gennaio 2017 con l’obiettivo globale di riduzione delle emissioni di Co2 del 42%.

Nello specifico questo patto, che vede il Comune di Rovigo come capofila di un territorio che comprende anche i Comuni di Villadose, Ceregnano e Lusia, aveva come step intermedi la riduzione di emissioni entro il 2020 del 20% ed entro il 2030 del 40%.

In questo senso all’interno del Paesc si prevede anche di ridurre i consumi di energia del 27% e il parallelo aumento di produzione di energia da fonti rinnovabili del 27%, oltre alla riduzione dei costi energetici e l’agevolazione delle azioni di sviluppo sostenibile.

Al lato pratico l’impegno del Comune di Rovigo è di migliorare l’efficienza degli impianti di riscaldamento e illuminazione, degli edifici, l’ottimizzazione dei consumi, l’attuazione di una mobilità sostenibile e l’incremento della produzione energetica da fonti rinnovabili.

Ed è proprio rispetto a quest’ultima misura che il Comune di Rovigo sottolinea nel patto che gli impianti da promuovere di produzione energia da fonti rinnovabili sono quelli a biomasse e fotovoltaici.

Rispetto ai secondi nel Comune di Rovigo al 2020 sono 787 gli impianti installati, di vario genere, da quelli residenziali a quelli industriali, da quelli negli edifici pubblici a quelli del terziario.

La potenza totale installata è di 14.842,45 chilowatt che corrispondono a una produzione annuale di 17.810.940 chilowatt e a una riduzione di tonnellate di Co2 all’anno di 7.053,13.

Si tratta di un numero ben distante dall’obbiettivo che, entro il 2020, Rovigo avrebbe dovuto raggiungere. Infatti, sempre da quanto previsto dal Paesc approvato, Rovigo avrebbe dovuto installare impianti per 70.042 chilowatt per una produzione annuale di 84.050.770 chilowatt e con una riduzione di 33.284 tonnellate di Co2 all’anno.

Se si prendono in considerazione anche i Comuni attorno a Rovigo, non solo i tre che hanno sottoscritto il Paesc (Villadose, Ceregnano e Lusia) ma pure Arquà Polesine, Costa, San Martino e Villanova del Ghebbo, il risultato totale è di impianti che producono 29.345 chilowatt contro i 103.582 previsti, per una produzione attuale di 35.216.652 chilowatt all’anno rispetto ai 124.298.120 previsti.

E la riduzione di Co2 invece di essere di 49.258 tonnellate all’anno è solamente di 13.945. Stiamo parlando del 70% in meno di quanto preventivato.

Se ci spingiamo agli obiettivi dei decenni successivi, al 2030 si dovrà ridurre del 40% le emissioni del gas a effetto serra sul 1990, abbandonare l’uso del carbone, utilizzare almeno il 32% di energia rinnovabile e migliorare l’efficienza energetica del 32,5%. Entro il 2040, poi, si parla di emissioni zero e abbandono del gas fossile, entro il 2050 il 100% dell’energia utilizzata dovrà essere da fonti rinnovabili. Un obiettivo ambizioso che, però, impone di investire risorse da subito. Altrimenti diverrà una mera utopia.

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