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ECONOMIA

Quei ristori sono soltanto briciole

A chi nel 2020 ha dovuto tirare avanti con 600 euro al mese, un bonus di appena mille euro

Quei ristori sono soltanto briciole

25/03/2021 - 12:04

Sei un professionista che, causa Covid, nel 2020 ha fatturato 35mila euro in meno rispetto all’anno precedente? Tranquillo: arrivano i ristori di Stato. Per te, la bellezza di 1.760 euro. In tutto. Hai un bar e nel 2020 hai incassato 54mila euro in meno rispetto all’anno precedente? Anche in questo caso, niente paura: dallo Stato arrivano 2.237 euro di ristori. Sei un meccanico e il Covid ha dimezzato il tuo giro d’affari, e a fine anno dai conti dell’officina mancano quasi 84mila euro? Beh, te ne arriveranno 3.475. Sei un rappresentante di commercio e in tutto lo scorso anno sei riuscito a racimolare soltanto 7.100 euro (neanche 600 al mese…)? Il tuo ristoro sarà di mille euro tondi tondi. Mica male. A fare i calcoli è stato l’ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Rovigo, guidato da Michele Ghirardini, analizzando l’ultimo decreto in materia di ristori. Ed è proprio l’ordine a fornire questi esempi, reali: si tratta di vere partite Iva polesane e venete, che in questi giorni stanno facendo i conti con queste cifre.

Ma come funzionano i ristori? “Le tre grandi novità dell’ultimo decreto - spiegano dall’ordine dei commercialisti - sono che le domande per i nuovi sostegni non saranno più guidate dai codici Ateco; che il periodo di riferimento su cui misurare la diminuzione di almeno il 30% del fatturato non è più, come in precedenza, il solo mese di aprile 2020, ma l’intero anno in rapporto al 2019 e quindi il calo di fatturato o corrispettivi deve essere di almeno il 30% basato sulla media mensile del 2020 rispetto a quella del 2019, perché si tratta di un contributo basato sulla perdita annuale. Inoltre, si estende la possibilità di richiedere il ristoro anche alle professioni ordinistiche che in precedenza erano state escluse” dal provvedimento.

Ma attenzione - segnalano i commercialisti - “non esiste alcun automatismo per cui le erogazioni dovranno essere richieste in via telematica, anche tramite gli intermediari abilitati: i commercialisti o altri soggetti delegati ad accedere al cassetto fiscale. L’importo di spettanza, anche se non ancora accreditato nel conto corrente del beneficiario, potrà essere utilizzato per compensare gli eventuali debiti fiscali tramite il modello F24”. I ristori, in ogni caso, non sono previsti per coloro che hanno maturato dei ricavi superiori ai 10 milioni di euro nel 2019; ed esiste un tetto massimo unico di ammontare del ristoro di 150mila euro e una soglia minima che è, invece, differenziata: mille euro per le partite Iva individuali e 2mila euro per le persone giuridiche.

Per il resto l’importo del contributo è determinato con delle percentuali che sono calanti al crescere del fatturato del 2019, quindi con un meccanismo a scalare. Il contributo in arrivo sarà del 60% rispetto al calo del fatturato per i soggetti che nel 2019 hanno avuto ricavi o compensi fino a 100mila euro; del 50% per chi si è collocato nella fascia compresa tra 100mila e 400mila euro; del 40% sopra fino al milione di euro; del 30% da uno a cinque milioni; e del 20% della perdita per fatturati 2019 tra i 5 e i 10 milioni. Sempre tenendo conto del tetto massimo. Chi poi ha aperto la partita Iva nel 2020, non avendo parametri per il 2019, riceverà l’importo minimo previsto per la categoria: si tratta di 37.392 persone in tutto il Veneto, di cui 1.464 nella sola provincia di Rovigo. Scontato che questi chiedano tutti il contributo.

Ma entriamo nel dettaglio, tenendo presente che alcuni di questi hanno comunque goduto dei precedenti decreti Ristori, approvati nel 2020. Il primo caso svelato dall’ordine dei commercialisti è quello di un geometra che nel 2019 ha fatturato 92mila euro. A causa della crisi, lo scorso anno, il suo giro di affari si è ridotto, e a fine anno il suo “cassetto” si è attestato a 57mila euro. Dunque, il fatturato è calato del 39%, con 35mila euro andati in fumo. Su questi 35mila euro, il professionista avrebbe diritto ad un ristoro del 60%, e dunque a 21mila euro. Riceverà però un ristoro di 1.760 euro. Seconda partita Iva, un artigiano attivo nel settore dell’autoriparazione. Il suo fatturato è passato dai 177mila euro del 2019 ai 93.600 del 2020, con una perdita di oltre 83mila euro, il 47% del totale. Il ristoro atteso è di 3.475 euro. Siamo dunque al caso del bar, che nel 2019 ha fatturato 103mila euro, per poi scendere a 49.300 euro lo scorso anno. Il calo del 52% del fatturato gli frutta 2.237 euro. E va male anche all’agente di commercio il cui fatturato si è ridotto del 67%, passando da 21.800 a 7.100 euro. Per lui, solo il minimo: mille euro tondi tondi.

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