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EMERGENZA ECONOMICA

“Così non andiamo più avanti”

Le voci delle imprenditrici del Delta: “Siamo ferme da mesi e i ristori non ci arrivano”

“Così non andiamo più avanti”

Il lockdown è un periodo molto difficile per l’imprenditoria. Alcune imprenditrici del Delta, che fanno parte della community “Imprenditrici Venete”, fondata da Giorgia Bonotto, spiegano la loro situazione. Alice Tugnolo, di Porto Viro, titolare del ristorante La Pescaccia, dice che il suo ristornate è rimasto chiuso quasi un anno. “Lo abbiamo aperto solo l’estate scorsa e poi ad ottobre per noi è stato di nuovo lockdown. Infatti, quando ci hanno messo in zona arancione, essendo in una zona non centrale di Porto Viro, abbiamo preferito chiudere. Non abbiamo fatto nemmeno l’asporto perché non ne valeva la pena. Poi abbiamo riaperto il 5 febbraio solo il venerdì, il sabato, e la domenica. Ovviamente solo a pranzo. Ora siamo di nuovo in zona rossa. Non si può continuare così ancora per molto tempo. Non abbiamo sicurezza del domani e a questo punto non sappiamo nemmeno quello che dovremo fare quest’estate. Anche noi, come tutti i nostri colleghi, abbiamo fatto investimenti per metterci in regola con le norme anti Covid Quindi abbiamo sanificato tutti gli ambienti, indossiamo le mascherine, abbiamo distanziato i tavoli e quindi diminuito i posi a sedere”.

Marianna Narsi, di Porto Tolle, lavora per “U Broker progetto zero”, nel campo energia, luce e gas. “Il mio lavoro consiste nello sviluppare un progetto che punta a migliorare la qualità della vita delle persone – spiega - Prima del lockdown fissavo appuntamenti e incontravo le persone fisicamente. Ora, invece, mi avvalgo di una piattaforma zoom e lì incontro e parlo con le persone. Spiego in cosa consiste il progetto e mi avvalgo di slide. In questo modo, da un lato posso raggiungere persone anche molto lontane, ed evito di perdere tempo in macchina. Dall’altro lato mancano gli incontri davanti ad un caffè e, il conoscersi personalmente, può portare a nuovi rapporti di lavoro”.

Jenny Cacciatori, di Polesine Camerini, ha aperto proprio nel 2020 la sua realtà che si chiama “Mare e terra alloggi nel Delta”, in sostanza ha due mini alloggi che affitta ai turisti. “Fino a quando eravamo gialli ho potuto lavorare almeno nei fine settimana – dice - Ora con la zona rossa sono completamente ferma perché ho avuto tutte disdette. Per Pasqua avevo tutto pieno e le prenotazioni sono state cancellate. Mi auguro che per il 1° maggio la Regione cambi colore altrimenti diventa un altro problema. Il fatto è che anche in quel periodo i giorni cadono proprio nei fine settimana per cui è un altro punto di domanda. Quando eravamo gialli, è arrivata gente da diverse città del Veneto e si vede proprio che ha voglia di muoversi, di uscire, di vivere.

Gloria Duò, di Ca’ Mello, ha un ristorante e un agricampeggio che si chiama “Caprissio”. Spiega che è davvero in crisi perché può fare solo asporto. “Lavorare in questo modo non è come avere il ristorante aperto – afferma - Nei mesi in cui eravamo aperti abbiamo visto quanto le persone abbiamo voglia di muoversi. Poi c’è il discorso dei ‘ristori o sostegni’ che non si vedono. In sostanza dovremo fare più del 30% di perdita rispetto all’anno scorso”. Gloria dice che non è giusto che i ristoranti siano chiusi. “Non siamo noi che aumentiamo i contagi – precisa - La gente viene qui ed è distanziata, indossa la mascherina e non è affatto assembrata. Sono altri luoghi che provocano assembramenti. Siamo davvero in crisi. Una mia amica, che è di Porto Tolle, ma ha un locale a Malpensa mi ha detto che sono 13 mesi che non lavora. Non possiamo continuare così. E poi ci servono incentivi e promozione del territorio perché in questo periodo i turisti del nord Europa, come tedeschi, olandesi, danesi, stanno prenotando in Spagna e in Grecia e se continuiamo così non vengono più in Italia”.

La presidente di “Imprenditrici Venete”, Giorgia Bonotto, dice che è difficile oggi dare speranza alla vigilia di un altro periodo nero per moltissime imprenditrici. “Le parole di solidarietà possono essere un piccolo conforto, ma non sono assolutamente sufficienti per colmare le effettive necessità – afferma - Il nostro progetto è nato proprio l'anno scorso durante il lockdown, ci siamo unite come delle vere guerriere per fronteggiare un periodo che pensavamo fosse transitorio. Animate dalla passione per il nostro lavoro che ci ha spinte a non voler mollare, tenacia, coraggio e determinazione. Purtroppo alcune di noi hanno dovuto chiudere la propria attività, altre magari accantonare un sogno che stavano cercando di realizzare. A distanza di un anno siamo ancora qui, più numerose certamente ma con tante ferite che per molte di noi non si rimargineranno più”.

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