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L'intervista

Agrivoltaico, beneficio alle colture

Anna Panozzo: “L’ombreggiamento dei pannelli come quello delle chiome degli alberi che a Sasse Rami sta funzionando”

Agrivoltaico, beneficio alle colture

17/04/2021 - 12:11

In queste settimane si sta discutendo molto degli impianti fotovoltaici ma, è il caso di Rovigo, di quelli agrivoltaici, un mix che permette la coltivazione del terreno al di sotto dei pannelli fotovoltaici. E’ il caso del progetto Corte San Marco, proposto nell’area agricola nella zona nord-est di Rovigo, a sud di Boara Polesine, dell’estensione di 60 ettari per la produzione di 50 megawatt di potenza. A spiegare come funzioni l’agrivoltaico, o agrovoltaico, Anna Panozzo, dottore magistrale in Scienze e tecnologie agrarie all’Università di Padova, con una specializzazione in Produzioni vegetali alla Ecole Nationale Supérieure Agronomique di Tolosa in Francia.

Sistemi agrivoltaici: di che cosa si tratta e da dove nasce l’idea?

“I sistemi agrivoltaici consistono nell’installazione di pannelli fotovoltaici su terreni agrari al fine di integrare la produzione agricola e quella di energia elettrica. L’esigenza di produrre energia rinnovabile è oggi quanto mai sentita per ridurre gli effetti negativi del cambiamento climatico associato all’utilizzo di energie fossili e dell’inquinamento; allo stesso tempo vi è la necessità di garantire la sicurezza alimentare incrementando l’efficienza d’uso del suolo e la resilienza delle coltivazioni agli eventi climatici estremi sempre più frequenti negli ultimi anni. L’agrivoltaico risponde ad entrambe queste esigenze, grazie a pannelli fotovoltaici di ultima generazione ad inseguimento solare e bifacciali, sopraelevati da appositi piloni e disposti in filari nord-sud, ad una distanza tale da consentire la coltivazione nell’interfilare. A seconda delle esigenze delle diverse colture e della dimensione dei macchinari necessari per le operazioni colturali, l’altezza dei piloni e la distanza tra i filari viene adeguata al fine di garantire la coltivazione dell’intera superficie”.

L’ombreggiamento generato dai pannelli fotovoltaici non riduce la produttività delle colture?

“Le piante coltivate hanno diverse esigenze di radiazione solare per garantire lo svolgimento della fotosintesi e di altri processi metabolici, l’accrescimento e la produzione dei prodotti agricoli. La scelta della specie erbacea da porre a coltivazione sotto la copertura dei pannelli fotovoltaici è dunque un aspetto chiave per massimizzare i risultati produttivi. Le specie da fibra, le piante foraggere e alcune piante orticole, ad esempio, hanno basse esigenze luminose (piante sciafile) e la loro coltivazione viene favorita da condizioni di parziale ombreggiamento; in tali colture, infatti, l’elevata fittezza di semina e l’ombreggiamento sono realizzati agronomicamente per accentuare l’allungamento dei fusti e quindi la produzione di fibra, foraggio e foglie. In generale, poi, l’ombreggiamento moderato produce delle modificazioni del microclima di cui tutte le specie erbacee, le foraggere microterme in particolare, possono trarre vantaggio, specialmente nel contesto attuale di cambiamento climatico, limitando i danni all’accrescimento delle piante e dunque le perdite di resa”.

Qual è invece l’impatto di questi sistemi sul suolo?

“Il sistema agrivoltaico ha innanzitutto le potenzialità di determinare un aumento dell’efficienza d’uso delle riserve idriche del suolo, in funzione della riduzione dell’evaporazione del terreno in condizioni di ombreggiamento. La scelta delle specie coltivate negli interfilari, e delle tecniche colturali di gestione, possono inoltre contribuire al mantenimento e in alcuni casi all’incremento della fertilità del suolo. In tal senso, la scelta di integrare l’impianto fotovoltaico con la produzione di un prato polifita (ovvero la coltivazione contemporanea di molte specie foraggere) e permanente, destinato alla produzione di foraggio, risulta particolarmente efficiente. Oltre a trarre vantaggio dalle condizioni di parziale ombreggiamento per la produzione di fieno, esso necessita di un limitato impegno di input colturali, e non necessita di alcuna rotazione, favorendo così la biodiversità microbica e della mesofauna e la conservazione della sostanza organica del terreno. Va infine evidenziato che i piloni di sostegno dei pannelli fotovoltaici sono agevolmente rimovibili a fine vita dell’impianto e non determinano alcun impatto residuo sul terreno agricolo”.

Rappresentano un’opportunità di incremento della redditività per l’azienda agricola?

“L’associazione tra impianto fotovoltaico ad inseguimento solare e l’attività agricola rappresenta una soluzione innovativa dell’impiego del territorio che garantisce all’azienda agricola di non disperdere la sua base produttiva, ma anzi di tutelarla e potenzialmente di incrementarla in relazione all’utilizzo dell’intera superficie agraria utile e agli effetti positivi che può esercitare l’ombreggiamento dei pannelli sull’accrescimento di alcune specie e sul microclima in generale. Oltre al consolidamento della produzione agricola, tali sistemi consentono di accrescere la redditività aziendale grazie alla concomitante produzione di energia elettrica. L’associazione tra le due produzioni (agricola ed energetica) trova giustificazione nel maggior output energetico complessivamente ottenuto dai due sistemi combinati (sistema agri-voltaico) rispetto alla loro realizzazione individuale. Al fine di massimizzare i vantaggi dell’associazione e dunque la redditività dell’azienda, sarà fondamentale acquisire ulteriori conoscenze in merito all’adattamento all’ombreggiamento delle diverse specie erbacee e foraggere, e delle numerose varietà commerciali o vecchie varietà”.

Quali altre coltivazioni si possono realizzare tra i filari di pannelli fotovoltaici?

“Potenzialmente tutte le specie erbacee e foraggere possono trarre vantaggio dalla coltivazione in combinazione con i pannelli fotovoltaici. Le condizioni da stress da caldo e di carenza idrica che si verificano con frequenza crescente nel periodo primaverile-estivo producono infatti degli effetti negativi ben noti sullo sviluppo delle colture, a discapito di resa e qualità dei prodotti. L’impianto fotovoltaico può invece offrire una protezione dal vento, che contribuisce a ridurre il consumo di acqua, e una mitigazione dello stress termico, di cui possono trarre vantaggio non solo le specie foraggere, ma anche i cereali, le leguminose e le oleaginose. Tale convinzione è supportata dall’esperienza acquisita nei sistemi agroforestali silvoarabili che vedono l’associazione di specie legnose (alberi o arbusti) e colture agrarie sulla stessa superficie, e di cui un modello esemplare è l’impianto agroforestale dell’azienda pilota e dimostrativa Sasse Rami di Veneto Agricoltura, sita a Ceregnano. In tali sistemi, in aggiunta all’effetto di ombreggiamento dato dalle chiome degli alberi, vi è un’interazione più complessa che avviene nel suolo tra le radici delle piante arboree ed erbacee, che può produrre ulteriori benefici legati alla conservazione della fertilità e della biodiversità del suolo”.

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