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LA DENUNCIA

“Noi cinque, alla gogna social”

Le accuse dei cinque consiglieri del Pd sono rivolte verso colleghi di partito e di maggioranza

“Noi cinque, alla gogna social”

“Mafiosa, stronza, cretina, ignorante, venduta, corrotta, schifosa”. E via così. Sono i termini, e i toni, con cui Margherita Balzan, una delle cinque consiglieri comunali del Pd che ha votato contro la mozione sul tribunale, denuncia di essersi vista rivolgere, via social, dopo il voto di venerdì sera e le - successive - dimissioni del sindaco. “Sono divenuta oggetto - scrive in un lungo sfogo - di una delle peggiori campagne di odio mediatico che si sia realizzata in città, con tanto di raccolta firme volta esclusivamente a farmi dimettere. Campagna mediatica di odio - dice - alimentata sia da alcuni consiglieri dello stesso Pd sia delle liste civiche, da un assessore e, non da ultimo, da parte di una ex candidata alle elezioni con la lista a sostegno del sindaco”. Insomma, mancano soltanto nomi e cognomi, ma le accuse sono gravi e pesanti.

A stretto giro, alla Balzan si associano, con un comunicato, anche gli altri quattro consiglieri di maggioranza che hanno votato “contro”: dalla presidente del consiglio comunale Nadia Romeo al capogruppo Pd Nello Chendi, per proseguire con Giorgia Businaro e Caterina Nale. “Siamo vittime - scrivono - di una squallida campagna di odio mediatico costruita ad arte da chi per primo afferma di essere garante della democrazia ha portato a ricevere insulti e diffamazioni basate anche su false informazioni, cosa che consideriamo inaccettabile. Comprendiamo il disaccordo verso quello che è avvenuto in consiglio comunale, ma l’odio non è mai una soluzione né tanto meno giustificabile o accettabile”.

Insomma, nella maggioranza ormai si respira un clima avvelenato, al punto che non manca chi ipotizza che possa essere tutta una fine manovra politica (il nome del “direttore d’orchestra” non lo fa nessuno, ma è chiaro che gli indici sono puntati su Graziano Azzalin) per ridefinire gli equilibri nella maggioranza mettendo “all’angolo” l’asse rappresentato dentro al partito dai novelli alleati Romeo-Crivellari. Insomma, come in ogni crisi che si rispetti non mancano nemmeno le dietrologie più spinte. E pensare, in questo contesto, a una ricomposizione in seguito al ritiro (auspicato, dal segretario provinciale Pd in giù) delle dimissioni da parte del sindaco è più dura, ora dopo ora.

Nel loro documento, comunque, i cinque consiglieri comunali vanno avanti per la propria strada. E rivendicano il proprio voto. Negano - categoricamente - di aver mai “affermato di propendere per una nuova costruzione di cinque piani in pieno centro storico”, quale sarebbe l’edificio della nuova questura una volta adattato alle necessità del tribunale; ma rivendicano anche di aver “manifestato da sempre riserve in merito alla soluzione relativa all’acquisto della sede dell'ex Banca d’Italia” di via Piva: l’opzione preferita (non è un segreto per nessuno) dal sindaco Gaffeo e dai suoi. “Tale soluzione - rivendicano Romeo, Chendi, Businaro, Balzan e Nale - non è conforme al mandato dei cittadini e alla necessità di mantenere il tribunale in centro storico, si presenta antieconomica rispetto all’individuazione di un’area pubblica, e si presenta disagevole in quanto l’immobile non è adeguatamente servito”. E poi c’è quel no della Provincia a concedere l’uso della propria sede di viale della Pace a porre il veto. “Il nostro voto contrario - argomentano - non ha rappresentato una bocciatura dell’operato del sindaco. Si è trattato di un dissenso manifestato nell’ambito di un sano e leale confronto”.

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