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Porto Tolle

Racket del pesce: al boss un anno e mezzo di sorveglianza speciale

I carabinieri della forestale hanno anche staccato multe per 12mila euro.

Racket del pesce: al boss un anno e mezzo di sorveglianza speciale

14/05/2021 - 13:05

Continua la lotta al bracconaggio ittico da parte delle forze dell’ordine: militari del gruppo carabinieri forestale di Rovigo e personale della polizia provinciale di Rovigo hanno contestato nuove sanzioni amministrative per un importo di 12mila euro per pesca professionale in acque non consentite, questa volta in golena privata in comune di Porto Tolle.

Primi risultati poi, a dimostrazione del fatto che quando lo Stato unisce le forze in campo e collabora per un obiettivo comune i risultati non tardano ad arrivare, sul fronte giuridico della vasta operazione antibracconaggio ittico conclusa l’anno scorso, denominata “Gold River”. La polizia di Stato, divisione anticrimine della questura di Rovigo ha recentemente notificato all’indagato principale una misura di prevenzione, nello specifico la sorveglianza speciale della durata di 18 mesi.

Il tribunale di Venezia, sezione distrettuale delle misure di prevenzione, su proposta del questore di Rovigo, preso atto della situazione personale e giuridica del soggetto, visti i precedenti e le pendenze considerati anche i cospicui guadagni economici in gran parte occultati al fisco, già tutti sottoposti ad un primo vaglio giudiziale, sottolineando la serialità e la recrudescenza delle condotte, nonché l’abitualità ancora attuale di vita trascorsa in attività delittuose, ha emesso decreto di applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di dimora nel Comune di residenza, con divieto di allontanarsi senza avviso preventivo all’autorità che ha disposto la misura, stabilendo, tra l’altro, l’obbligo di darsi contestualmente alla ricerca di un lavoro, vivendo onestamente, rispettando le leggi, non associandosi abitualmente a persone che hanno subito condanne e/o sottoposte a misure di sicurezza.

Il lavoro e l’impegno delle forze dell’ordine sul fronte dell’illegalità a danno degli animali, in questo caso dei pesci, risulta impari: il racket del pesce, sfruttando i vantaggi di non avere regole, si muove molto velocemente sul territorio nazionale e poi fuori confine, creando non solo un danno all’ambiente, annientando la biodiversità ittica e creando un rischio idrogeologico sulle rive dei nostri fiumi, ma soprattutto creando uno squilibrio sul mercato economico: milioni di euro non dichiarati al fisco, a seguito dell’immissione sul mercato alimentare di cibi non controllati e non tracciati, come previsto dalla normativa in materia.

 

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