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Il dramma

"E' stato il web a uccidere mio figlio"

Matteo Cecconi è morto a 18 anni durante una lezione in dad per aver ingerito deliberatamente nitrito di sodio, incitato dal web

"E' stato il web a uccidere mio figlio"

Una vicenda terribile, quella che ruota attorno alla morte di Matteo Cecconi, lo studente di 18 anni di Bassano del Grappa che lo scorso aprile era morto durante una lezione di Dad. Matteo, come i coetanei romani Flavio e Paolo, è morto per aver assunto nitrito di sodio, acquistabile senza difficoltà pure in internet. Ed ora il sospetto che le indicazioni su come mettere fine alla loro vita siano state fornite dal sito incriminato "Sanctioned Suicide", è più di una ipotesi. Anche se per Matteo il percorso è stato diverso, come ha spiegato il papà Alessandro. "Non sappiamo esattamente come nostro figlio abbia scelto proprio il nitrito di sodio - spiega - abbiamo trovato un libro specializzato nelle tecniche di suicidio, che aveva acquistato circa un mese prima della tragedia, dove forse ha trovato le indicazioni che gli servivano per mettere in opera il suo obiettivo. Ha comprato il nitrito di sodio il 13 aprile e il 14 si è iscritto alla community del 'Sanctioned Suicide', dove il giorno della fine ha trovato l’appoggio di chi era collegato". Le dichiarazioni a Il Giornale di Vicenza.  

A confermarlo, sempre attraverso il web, è un altro sito, aperto poco meno di un anno fa, che ha già migliaia di iscritti di tutto il mondo, attivato proprio per bloccare il sito già oscurato dalla procura romana. La pagina “buona” si chiama “Stop Sanctioned Suicide” e raccoglie decine di testimonianze di persone che in diverso modo sono venute in contatto con i suicidi guidati della rete.  La pagina internazionale che vuole mettere fine a questo abominio ha avviato anche una petizione, con una raccolta firme alla quale si può aderire attraverso #stopsanctionedsuicide. Disperato il padre di Matteo, che ha ricordato come il figlio aveva preso anche del Maalox, insieme al nitrito di sodio, per non vomitare. Poi aveva acceso il computer e, tra una lezione a distanza e l’altra, aveva ingerito il veleno, sostenuto da undici sconosciuti che interagivano con lui in questa chat.

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commenti 2
  • diduve

    12 Giugno 2021 - 06:06

    Il Web non uccide nessuno. Se voleva suicidarsi un modo l'avrebbe trovato comunque.

    Rispondi

  • Max61

    12 Giugno 2021 - 08:08

    Lasciare troppa libertà ai giovani significa molte volte lasciarli soli, e per sentirsi vivi si aggrappano a tutto, violenza, droga, amicizie sbagliate che li spingono a cose assurde. I primi amici devono essere i genitori, parlare ai figli, sgridarli e fargli capire che i NO di oggi saranno i SI del loro futuro.

    Rispondi



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