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L'ALLARME

"I giovani non vogliono più fare gli artigiani"

Parla Matteo Rettore, segretario di Cna Polesine

"I giovani non vogliono più fare gli artigiani"

08/01/2022 - 10:39

Sì, le nuove restrizioni. Sì, il rincaro delle materie prime. Sì, il prezzo dell’energia che va alle stelle. “Ma guardi che qui, per gli artigiani, il problema è soprattutto che non si trova più manodopera. Me lo trovi lei il ragazzo che vuole fare il muratore o l’idraulico. Ma la colpa è nostra: siamo stati noi a insegnar loro questo. Chi di noi vorrebbe vedere suo figlio lavorare con le mani?”.

Matteo Rettore, segretario della Cna di Rovigo, guarda al 2022 con speranza, ma anche con una certa dose di preoccupazione. Perché, per gli artigiani, i problemi non mancano anche se - sottolinea - “l’edilizia è finalmente tornata a tirare, e anche quest’anno continuerà ad essere un settore in espansione”.

Rettore, torniamo alla manodopera: le aziende artigiane hanno problemi nel ricambio generazionale?

“Sì, in parte la colpa è anche dell’inverno demografico, ovvero della decrescita di consistenza delle classi più giovani, che certo non favorisce l’inserimento dei nostri ragazzi nel mondo nel lavoro. Ma dall’altra parte, i giovani non guardano con abbastanza attenzione al mondo dell’artigianato, che invece può regalare soddisfazioni non da poco anche dal punto di vista economico, ovviamente per chi lavora bene”.

Colpa dei giovani?

“Anche nostra: delle famiglie, della scuola, delle istituzioni. Di tutti quelli che hanno detto che lavorare con le mani fa schifo. Ma l’artigianato di oggi è cambiato, è diverso da quello di un tempo. E’ un settore che regala grandi opportunità e in questo 2022 lo vogliamo spiegare sempre di più ai giovani”.

In che modo?

“Anche promuovendo gli Its: sono percorsi triennali post-diploma ormai sempre più simili ad una laurea. Ma anziché iscriversi a facoltà da cui magari, dopo un anno, si ritirano, i ragazzi possono affiancare all’apprendimento le esperienze formative in azienda e maturare più competenze. Insomma, i futuri artigiani nascono qui”.

Ma c’è un futuro, a breve termine, per l’artigianato? Che anno si aspetta?

“La ripresa ci sarà, ma ci sono aspetti che ci preoccupano. Su tutto, i numeri della pandemia: ogni volta che pensiamo di uscirne si apre un capitolo nuovo, e credo che anche questo 2022 sarà un anno di convivenza con il virus”.

Quali sono i problemi per gli artigiani, su questo fronte?

“Ogni mattina ci alziamo e possiamo ricevere la telefonata, da parte di un lavoratore, che ci comunica di essere positivo o comunque in quarantena. Le nostre aziende ormai lavorano stabilmente a organico ridotto, e questo è un problema che, specialmente per le realtà più piccole, crea guai e ritardi nella consegna dei lavori”.

La nuova quarantena, più leggera, è stata pensata proprio per non fermare l’economia. Dall’altra parte, si rischia che il virus continui a circolare. Come se ne esce?

“Queste nuove regole non se le sono inventate le imprese: le ha validate il Cts e dunque sono scientificamente attendibili. Dal nostro punto di vista, di sicuro aiutano a non fermarci e permettono alle attività di andare avanti. Sicuramente non è un aspetto da poco”.

E che ne pensa dell’accesso ai servizi solo con Green pass?

“Guardi, tutto quello che può evitare nuove chiusure ci trova d’accordo. Sarà anche un boccone amaro, ma va mandato giù. Poi ovvio: attività come estetisti e parrucchieri, che ormai lavorano solo su appuntamento e accogliendo in sala un numero limitato di clienti, avranno forse un ulteriore calo del fatturato. Ma chiudere sarebbe di certo ancor peggio”.

Teme davvero un nuovo lockdown?

“Non per forza. Ma ricordiamoci la zona rossa del Natale 2020: parrucchieri ed estetisti in quel periodo erano chiusi. Dobbiamo fare in modo che non si ripeta, e ogni misura che può aiutare la valutiamo positivamente. Poi le posso anche dire che noi siamo convinti che i contagi non avvengano sui posti di lavoro, ma altrove...”.

Virus a parte, che 2022 sarà?

“Pesano due grosse incognite: il caro delle materie prime e quello dell’energia. Per quanto riguarda il primo aspetto, c’è una penuria di tutti i semilavorati, ed è un problema specialmente per il settore edile e impiantistico, che invece, anche grazie ai bonus, sta ripartendo: pensate anche solo a tutti i materiali necessari alla coibentazione e alla riqualificazione energetica, così richiesti dal mercato. E’ una difficoltà in più”.

Come se ne esce?

“Speriamo che la produzione, bloccata tra 2020 e 2021, possa ripartire. Magari con l’arrivo di qualche nuovo player sul mercato che contribuisca a far abbassare i prezzi. Il settore edile sarà sostenuto anche nel 2022 da incentivi importanti, e non può fermarsi”.

E i prezzi dell’energia?

“Speravamo che tra gennaio e febbraio si raggiungesse il picco, per essere poi più tranquilli. Invece a quanto pare questa situazione durerà ancora fino a maggio. Per il futuro bisognerà fare un ragionamento complessivo su come viene prodotta l’energia in questo Paese: va bene la transizione ecologica, ma dev’essere più morbida perché così è economicamente insostenibile”.

Edilizia a parte, quali saranno i settori trainanti nel 2022?

“Mi auguro che la manifattura possa tenere. Oggi è frenata dai costi delle materie prime e dalla mancanza di manodopera. E poi c’è l’alimentare, che si sta consolidando. Ma si tratta di un comparto che dipende molto dai consumi interni: se le famiglie saranno un po’ più serene, allora ci sarà una crescita anche qui”.

Il 2022 sarà anche l’anno del Pnrr. Che prospettive possono esserci per il mondo dell’artigianato?

“A noi interessa l’orizzonte strategico: se il Pnrr porterà infrastrutture, una giustizia che lavora meglio, e un digitale fruibile per le imprese allora anche le nostre aziende saranno messe nelle condizioni di lavorare meglio”.

Condivide la preoccupazione di Confindustria sui ritardi nell’istituzione della Zls per il Polesine?

“A questo punto, l’importante è che si parta, che le imprese possano investire e che chi vuole insediarsi qui possa farlo. Poi certo, ha ragione Confindustria a lamentarsi ma sappiamo che il mondo va così. E per questo dico che se il Pnrr ci porterà una burocrazia migliore e più efficiente sarà un vantaggio per tutta l’economia”.

Cosa si augura per il 2022?

“Mi preoccupa il diffondersi della presenza della criminalità organizzata nel nostro territorio, e la potenziale disponibilità di colletti bianchi o imprenditori a prestarsi a certi compromessi. Mi auguro che anche noi saremo in grado di tenere le antenne alte, su questo fronte, per prevenire eventuali situazioni di rischio. Il dramma sarebbe passare da un virus a un altro. Serve la massima attenzione di tutti perché non avvenga”.

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  • raffaello13

    08 Gennaio 2022 - 13:01

    L'Italia è alla vigilia di un DISASTRO Economico e Generazionale: le famiglie Italiane NON fanno più figli, e quei pochi li vogliamo Tutti Laureati. Avendo fatto per quarant'anni il Docente di discipline Tecniche e l'Ingegnere Libero Professionista, vedo tutti i Disastri di una Scuola Superiore che forma con difficoltà Tecnici e Specializzati, promuovendo il 90 % o più, compresi gi Inadatti, per Uguaglianza Mal Definita. Quasi tutti poi Tentano la Cultura Universitaria, che in molti casi crea degli Insuccessi per carenza di compatibilità con lo Sbocco Lavorativo. Molti i Passacarte, pochi gli Abili alle Professioni. Sarebbe Obiettivo creare meno Laureati e più Soddisfatti. Folle la Legislazione sui Lavori Artigiani, con Migliaia di regole Vessatorie, complicate, compresa una Informatica Confusa Pletorica , NON adatta a chi NON ha un Ufficio Dedicato, ma solo un Recapito di posta! Governi da Cestinare, fatti da Incompetenti Mal Informati e Pressapochisti.

    Rispondi

  • raffaello13

    08 Gennaio 2022 - 13:01

    L'Italia è alla vigilia di un DISASTRO Economico e Generazionale: le famiglie Italiane NON fanno più figli, e quei pochi li vogliamo Tutti Laureati. Avendo fatto per quarant'anni il Docente di discipline Tecniche e l'Ingegnere Libero Professionista, vedo tutti i Disastri di una Scuola Superiore che forma con difficoltà Tecnici e Specializzati, promuovendo il 90 % o più, compresi gi Inadatti, per Uguaglianza Mal Definita. Quasi tutti poi Tentano la Cultura Universitaria, che in molti casi crea degli Insuccessi per carenza di compatibilità con lo Sbocco Lavorativo. Molti i Passacarte, pochi gli Abili alle Professioni. Sarebbe Obiettivo creare meno Laureati e più Soddisfatti. Folle la Legislazione sui Lavori Artigiani, con Migliaia di regole Vessatorie, complicate, compresa una Informatica Confusa Pletorica , NON adatta a chi NON ha un Ufficio Dedicato, ma solo un Recapito di posta! Governi da Cestinare, fatti da Incompetenti Mal Informati e Pressapochisti.

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