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CORONAVIRUS IN POLESINE

"Scuola, riaprire adesso è impossibile"

Docenti, Ata e famiglie: ieri pioggia di mail agli istituti per comunicare positività e quarantene

"Scuola, riaprire adesso è impossibile"

08/01/2022 - 10:14

E’ ufficiale: il tracciamento è saltato. Lo dicono i numeri (ieri, in provincia di Rovigo, il 97,5% dei nuovi positivi non era in isolamento) ma lo confermano anche i presidi. Sono loro, ormai, la linea del fronte di un contagio che, sempre più, viene veicolato dai giovani. Ed è inevitabile che, a due giorni dal ritorno in classe, la situazione sia potenzialmente esplosiva.

“Solo questa mattina abbiamo ricevuto una valanga di mail di genitori che ci comunicano che i figli sono in isolamento. E’ un massacro”, testimoniava ieri Isabella Sgarbi, dirigente scolastico del Viola-Marchesini, il più popoloso istituto superiore della città. “Ho il telefono bollente. Suona da questa mattina. Oltre alle famiglie, ci sono pure gli insegnanti che sono positivi o in quarantena. Io non ho il personale nemmeno per garantire la sorveglianza nelle classi. Come posso far venire i ragazzi a scuola se rischio di doverli lasciare da soli in aula? Non è solo una questione di salute, è una questione di sicurezza”, confermava Maria Rita Pasqualini, che guida l’Istituto Comprensivo Rovigo 1. Che, infatti, ha già disposto la chiusura pomeridiana, da lunedì, per mancanza di personale, della scuola dell’infanzia Marchi, in Commenda,

E la sensazione è che il peggio, purtroppo, debba ancora venire. “Sì, alcuni ci stanno informando ora in vista di lunedì. Ma penso anche che alcuni non si siano posti il problema, e faranno la comunicazione necessaria soltanto lunedì mattina. Come si può pensare di rientrare a scuola così?”, le parole della Pasqualini.

Per questo, un gruppo di dirigenti scolastici ha chiesto al governo di posticipare di due settimane del rientro in classe, e di passare - intanto per 15 giorni, poi si vedrà - alla Dad. In pochi giorni, sono state oltre 1.500 le adesioni all’appello. E la quinta firma in calce alla petizione è proprio quella di Isabella Sgarbi. “No, non mi sento tranquilla: non si può pensare di tornare a scuola in queste condizioni - dice - Omicron ha fatto saltare completamente il tracciamento, nonostante il grande impegno del Sisp. Non si può pensare, ora, di scaricare tutto il problema sulle scuole: due settimane ci servono anche per organizzarci, e capire come gestire i diversi casi. Oltre a sperare che, da qui a 15 giorni, il numero dei nuovi contagi possa diminuire”.

Sì perché le scuole dovrebbero attuare diverse tipologie di didattica: in presenza per chi è negativo; in Dad per i positivi e gli isolati; e poi ci sono quelli che chiedono di seguire la didattica a distanza perché, non vaccinati, non possono raggiungere la scuola con i mezzi pubblici. “Già così, io avrei alunni in Dad in 20 classi su 70. Se torniamo a scuola, il rischio è che nel giro di due giorni questo numero raddoppi, con l’effetto che avremmo soltanto perso tempo e fatto circolare ulteriormente il virus”, sostiene la Sgarbi. E poi c’è il nodo personale: oltre agli isolati e ai positivi, ci sono quelli sospesi dal servizio perché non vaccinati. “Una decina” al Viola-Marchesini; sei al Comprensivo 1, “ma ne aspetto altri 3 o 4 al varco, quando scadranno malattie e rinvii degli appuntamenti vaccinali”, spiega la Pasqualini. Conti che si fanno in ogni scuola, e che rendono la coperta della copertura degli orari di ogni classe ogni giorno più corta. “Ma che didattica è questa? Qui si voglion oportare i ragazzi in classe solo per dire che le scuole sono aperte, ma poi non abbiamo le forze per fare lezione. Per me è una grossa delusione. Ci chiedono di fare i baby sitter, ma questo non è il nostro ruolo: se non si riesce a fare didattica, meglio stare a casa e mandare avanti le lezioni con la Dad”, il parere di Maria Rita Pasqualini. “Siamo alla disperazione - ammette - sono tanto preoccupata”.

“Spero che dal governo arrivi un segnale positivo in tempi brevi: dovrebbero dare ai presidenti di Regione il potere di decidere, ognuno in base ai numeri del contagio nel proprio territorio”, conclude la Sgarbi. Altrimenti? “Altrimenti non so se saremo in grado di garantire il servizio”, conclude la Pasqualini. La scuola non è ancora ricominciata e già è nel caos.

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commenti 20
  • Max61

    08 Gennaio 2022 - 12:12

    La gente ha avuto un anno intero per vaccinarsi, se lo avessero fatto quando era il momento tutto questa confusione non ci sarebbe, alto che rimandare l'apertura delle scuole, la gente si vaccina, vaccinano anche i figli, e questi " No Vax " del cavolo devono smetterla di rompere le scatole.

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  • diduve

    09 Gennaio 2022 - 21:09

    Concordo pienamente col sig. MAX61

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