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L’ANNO CHE VERRA’

“Dopo il Quirinale, subito elezioni”

“Dal Pnrr grande responsabilità, ma troppi fondi al Sud. E la Lega di governo che dice?”

“Dopo il Quirinale, subito elezioni”

10/01/2022 - 13:36

Al voto entro maggio, “anche a costo di eleggere Draghi capo dello Stato. Se può servire per accelerare lo scioglimento delle Camere, allora ben venga”. Luca De Carlo, senatore e leader veneto di Fratelli d’Italia, non ha dubbi.

“Per il 2022 auguro agli italiani che la politica possa tornare ad essere credibile, per dare ai cittadini le risposte che meritano. Questo avverrà quando si potrà tornare a votare, liberandoci dall’astensionismo e dal voto di protesta: guardi cos’è successo l’ultima volta, con i 5 Stelle. Ne stiamo ancora pagando le conseguenze. Gli Italiani si meritano di più”.

De Carlo, ma non teme il taglio dei parlamentari? Insomma, siete 945 e se si andrà al voto diventerete 600. Non teme di perdere il posto?

“Mi va benissimo, l’importante è dare all’Italia un governo di centrodestra già prima dell’estate. Poi vorrà dire che chi sarà eletto dovrà lavorare di più”.

Intanto facciamo un passo alla volta: prima bisogna eleggere il presidente della Repubblica…

“A meno che non trovino una scusa per non decidere, e trascinare Mattarella, contro la sua volontà, fino ad ottobre… La nostra prima scelta, comunque, resta un candidato di centrodestra, ma non mi faccia dire di più: ne parleremo dalla quarta votazione. Ma ripeto, se eleggere Draghi volesse dire tornare al voto, allora viva Draghi”.

Che ne pensa di questo suo primo anno da premier?

“E’ stato un anno difficile per i cittadini, per la costante spada di Damocle rappresentata dal virus. E’ del tutto evidente, poi, che c’è stata una categoria che ha vissuto, oltre a una pandemia sanitaria, anche una pandemia economica: parlo di titolari di partita Iva, imprese o attività commerciali, che a quest’anno orribile hanno pagato un prezzo molto più alto degli altri”.

Sì, ma Draghi vi è piaciuto?

“Siamo gli unici all’opposizione, siamo stati sempre propositivi ma le nostre idee sono state cassate a prescindere da un governo presuntuoso, salvo poi recuperarle a un anno distanza”.

In che senso?

“Un anno fa, con 140 amministratori locali di Fdi, scrissi all’allora ministro Gualtieri chiedendo di estendere, a saldi invariati, la possibilità per i Comuni di utilizzare i fondi Covid non solo per i bonus alimentari ma anche per sostenere le famiglie nel pagamento di bollette e affitti. Un anno dopo, la nostra idea si è concretizzata, ma nel frattempo abbiamo perso un anno. La stessa cosa viviamo ora con la possibilità di acquistare impianti di ventilazione per le classi: solo adesso il nostro emendamento è stato accolto”.

A livello politico, però, Fdi si è distinta per l’opposizione al Green pass. Se ne pente?

“Per niente: il problema è che il governo e una parte di opinione pubblica hanno voluto far coincidere questa nostra contrarietà a un’opposizione ai vaccini. Niente di più sbagliato: noi chiedevamo solo se un vaccinato poteva essere veicolo di contagio, perché in quel caso il Green pass non sarebbe servito a nulla”.

E ora che se ne allarga il campo di applicazione?

“Il governo non ha il coraggio di prendersi la responsabilità di imporre la vaccinazione obbligatoria, così usa metodi surrettizi per sancirla comunque. Se crede che il vaccino sia l’unica cosa utile lo renda obbligatorio, ma non lo faranno perché non vogliono rischiare di dover rimborsare gli eventi avversi. Noi chiedevamo un fondo da un miliardo. Non averlo previsto alimenta quanti, sbagliando, temono il vaccino: i no vax veri e propri non sono più del 3%”.

Lei si è vaccinato?

“Ho avuto il Covid a fine 2020. Mi sono vaccinato a fine maggio, nel primo giorno in cui in Veneto si potevano vaccinare i cittadini tra i 40 e i 50 anni. Ho fatto la seconda dose, poi il booster il 20 dicembre con mezza dose di Moderna. Credo nei vaccini, ma penso non siano l’unica strada per fermare il virus. A proposito: vi ricordate quando il governo diceva che la mascherina era solo per i malati? Una mia collega in aula venne accusata di fare allarmismo…”

C’era il governo Conte…

“Non che Draghi abbia segnato una discontinuità. L’unica cosa è che ha chiamato un militare a gestire la campagna vaccinale sul piano logistico. Ora però vorrei che ad Arcuri fossero contestate le operazioni sbagliate: i banchi a rotelle, gli appalti per le forniture di mascherine…”

Guardiamo avanti. Il 2022 sarà l’anno della ripresa?

“Sì perché le nostre imprese hanno gli anticorpi per resistere anche a uno Stato che non le aiuta. Spero che questo sia un anno in cui, almeno, lo Stato non le intralci…”

Confindustria contesta l’accordo Regione-governo sulla Zes in Polesine. Che ne pensa?

“E’ la rappresentazione plastica di come il mondo dell’imprenditoria ragioni in maniera molto più veloce della politica. E’ impensabile che le cose di cui c’è bisogno oggi vengano realizzate tra quattro anni. Essere competitivi, così, è impossibile”.

Sarà l’anno del Pnrr: una grande occasione. O no?

“Una grande assunzione di responsabilità. Abbiamo preso soldi a debito e ora dobbiamo spenderli bene, ma per farlo servono anche le riforme, che questo governo non sa fare. Guardate anche alle polemiche di questi giorni, per lo squilibrio nel riparto tra Nord e Sud. Al presidente veneto dell’Anci, il leghista Mario Conte, dico: si lamenti con il suo partito, che sostiene questa maggioranza, e con i suoi ministri”.

Fdi-Lega: nemici a Roma, alleati a Venezia. Come la vive?

“Noi restiamo coerenti. Capisco la difficoltà dei miei colleghi leghisti, che vivono una situazione non facile. A noi questo governo non è mai piaciuto: mi auguro finisca presto e si torni al voto”.

E l’autonomia del Veneto?

“E’ l’unico provvedimento che la Lega non ha mai portato in parlamento, nemmeno in commissione, né con Conte né con Draghi. Io lo esaminerei volentieri, perché lo ritengo importante: Fdi, in Veneto, è sempre stata favorevole, ma vorrei vedere cosa c’è scritto nella proposta. Cito il libro di Zaia: spero finisca l’era della pandemia e inizi quella dell’autonomia”.

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