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CARABINIERI FORESTALE

I predoni del Po mettono in commercio pesce non sicuro

Ne hanno pescati a quintali negli scoli, ma erano seguiti dagli investigatori

I predoni del Po mettono in commercio pesce non sicuro

Nell’attesa che venga fissata l’Udienza preliminare per l’avvio del processo della vasta operazione di Polizia Giudiziaria contro il bracconaggio ittico denominata Gold River (LEGGI ARTICOLO), portata avanti dalla Procura e dai Carabinieri Forestale di Rovigo, che ha consentito di ipotizzare a carico di soggetti provenienti dell’est Europa, oltre a numerosi reati ai danni della fauna, anche la frode in commercio e l’associazione per delinquere e di applicare la misura della sorveglianza speciale, per la durata di 18 mesi, non si ferma – a testimonianza che il fenomeno è tutt’altro che debellato – l’attività di repressione messa in campo dalle Stazioni carabinieri Forestale di Adria e Porto Tolle, il cui personale militare, la notte del 18 febbraio scorso, lungo la strada statale Romea intercettava e controllava uno dei “soliti” furgoncini stipati di fauna ittica trasportata in pessime condizioni igienico sanitarie.

"A bordo del veicolo - prosegue la comunicazione dei carabinieri forestali - venivano identificati due soggetti di nazionalità rumena e nel cassone circa 250 kg di pesce (perlopiù Carpe, Carassi, Amur e Breme)  che si dividevano promiscuamente lo spazio assieme ad un battello pneumatico sgonfio ed insudiciato, un paio di remi, stivali alti e due bidoni pieni di rete tipo barracuda anch’essi tutti imbrattati di fango, fatti sufficienti a convincere il Veterinario dell’Ulss 5 Polesana intervenuto per valutare la sanità del pesce a disporne la distruzione e consentire ai Carabinieri Forestale di contestare una sanzioni amministrativa di 500,00 Euro".

"Particolarmente inquietante risultava poi il fatto che i documenti di tracciabilità che accompagnavano il prodotto ittico riportavano un luogo di cattura (un grande ramo del Po) diverso da quello accertato invece dai Carabinieri Forestali, appostati per tutto il tempo della battuta di pesca (dalle 10 di sera alle 4 di mattina) proprio lungo lo scolo di bonifica dove ciò realmente avveniva; ciò comportava la contestazione di una sanzione di 1.500,00 Euro e persuadeva i militari intervenuti a predisporre dei campioni per richiedere all’Istituto Zooprofilattico di Ferrara specifiche analisi per la ricerca della salmonella, nonché approfondimenti analitici conoscitivi circa l’eventuale presenza di pesticidi e metalli".

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