Cerca

economia

In Polesine oltre 17mila disoccupati

I dati sul lavoro, però, registrano un miglioramento

In Polesine oltre 17mila disoccupati

Ci sono pero ancora 17.081 disoccupati, di cui 10.220 sono donne e quasi 3.400 giovani

Lavoro in leggera crescita nell’ultimo mese. Emerge dai dati di Veneto lavoro che monitora l’andamento del mercato occupazionale in Veneto. Anche se resta il problema dei lavoratori stagionali, spesso introvabili in molti settori (Ad esempio il parco-divertimenti di Gardaland ha annunciato la chiusura di alcune attrazioni per mancanza di personale).

Dai dati si evince che in Polesine, nel mese di maggio, i nuovi contratti di lavoro sono aumentati di 774, nel 2021 furono 757 e nel 2020 400 in più (frutto rispettivamente di 2.806 assunzioni nel 2022; 2.813 nel maggio del 2021 e 2.088 nel 2020). Nei primi 5 mesi dell’anno, quindi in Polesine ci sono stati 3.188 posti di lavoro in più (13.544 assunzioni); nel 2021 furono 2.870 in più (12.663 assunzioni) e nel 2020 1.324 in più (10.929 assunzioni). Al 31 maggio i disoccupati in Polesine risultano essere 17.081, 10.220 donne e 6.861 uomini. E ancora gli italiani disoccupati sono 13.356 (3.725 stranieri). Si tratta di 3.398 giovani e 8.190 adulti. In Veneto i disoccupati sono 270.773.

A livello veneto, nel 2022 i saldi più positivi si registrano a Venezia (+26.400) e Verona (+17.900), anche se nel capoluogo scaligero il bilancio occupazionale è ancora inferiore rispetto a quello del 2019. Positive anche le altre province: Padova +5.700, Treviso +3.500, Vicenza +3.300 e Rovigo +3.200. Belluno risente invece della stagionalità turistica e fa registrare nei primi cinque mesi dell’anno -2.800 posizioni lavorative. Per quanto riguarda il solo mese di maggio assunzioni e saldi superano ovunque il dato del 2019.

In Veneto il saldo tra assunzioni e cessazioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, a tempo determinato e di apprendistato nei primi cinque mesi dell’anno è pari a più 57.200 posizioni lavorative, un risultato ampiamente migliore sia rispetto al dato del 2021 (+39.700) che a quello del 2020 (-4.000), condizionato dall’insorgere dell’emergenza Covid, ma inferiore ai livelli prepandemia del 2019, quando il saldo fu superiore a +61.650 posti di lavoro. Il saldo mensile di maggio è pari a +20.900, di poco inferiore a quello dell’anno precedente ma superiore a quello del 2019 (+17.400).

Il bilancio occupazionale positivo è dovuto in larga parte ai contratti a tempo determinato, cresciuti di 40.900 unità nel corso del 2022, ma anche al tempo indeterminato (+16.000), mentre l’apprendistato segna un incremento più modesto (+300). Le assunzioni, complessivamente 272.159, sono in crescita del +42% sull’anno precedente, del +61% sul 2020 e del +3% sul 2019, con risultati particolarmente positivi per le donne (+54%), la provincia di Venezia (+89%), il comparto turistico (+130%) e, a livello contrattuale, i rapporti a tempo indeterminato (+49%). Nel solo mese di maggio se ne sono registrate oltre 63 mila, con un aumento del +18% rispetto all’anno prima.

L’analisi settoriale conferma l’andamento positivo del settore dei servizi, che registrano quest’anno un aumento della domanda di lavoro del +62%, con punte del +130% nel comparto turistico, in forte crescita dopo le difficoltà registrate in periodo di emergenza, e quasi +200% nell’editoria e nella cultura. L’industria fa registrare un aumento delle assunzioni del 30% e un saldo occupazionale positivo per 13.500 posti di lavoro. In particolare, valori più elevati rispetto alla media si registrano nel settore chimico-farmaceutico (+38%), nel metalmeccanico (+35%) e nel Made in Italy (+33%), mentre il settore delle costruzioni, seppure ancora in crescita, mostra segnali di rallentamento (+22%), a conferma che il picco storico di ordinativi è in fase di superamento. In controtendenza l’agricoltura, che nonostante un saldo positivo di oltre 6 mila posti di lavoro fa segnare un calo delle assunzioni del -4%.

Le cessazioni, complessivamente 215.000, crescono del +41%, con un lieve rallentamento nel mese di maggio (+30%). Continua a crescere il numero delle dimissioni da contratti a tempo indeterminato: nei primi cinque mesi dell’anno se ne sono registrate 51.600, il 32% in più rispetto al 2021 e il 35% in più rispetto al 2019, con una crescita particolarmente significativa per le donne (+47%) e per i lavoratori over 55 (+71%). Il 55% dei dimissionari proviene dal settore dei servizi, in particolare commercio-turismo (18%) e ingrosso-logistica (14%), il 35% dal manifatturiero e il 9% dall’edilizia.

La maggior parte dei dimissionari trova una nuova occupazione entro un mese (57%), il 44% già nei primi 7 giorni. Se chi lavorava nell’industria si ricolloca spesso nello stesso settore (78% dei dimissionari), oltre la metà di chi lavorava nel commercio e nel turismo trova lavoro in un altro settore e due su tre in un diverso comparto. Complessivamente, tuttavia, non sembrano essere in atto grossi “travasi” da un settore all’altro. Maggiore mobilità si registra invece a livello di profili professionali.

Al 31 maggio 2022 i disoccupati iscritti ai Centri per l’impiego del Veneto risultano complessivamente 383.300, di cui 270.700 disoccupati disponibili e 112.600 persone attualmente in sospensione perché occupate temporaneamente o perché in conservazione della condizione di disoccupazione per ragioni di reddito. Il flusso delle dichiarazioni di immediata disponibilità nei primi cinque mesi del 2022 è stato pari a 45.500 unità, in lieve aumento rispetto all’analogo periodo del 2021 (+10%). Una tendenza imputabile alla vivacità della congiuntura economica e al clima di fiducia nel mercato del lavoro, dopo 2 anni di irrigidimento per la pandemia.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Impostazioni privacy