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ADRIA

"La subsidenza costa al Polesine oltre 5 milioni l'anno"

Solo per l’attività svolta dalle bonifiche. I civici contro la ripresa delle estrazioni

"La subsidenza costa al Polesine oltre 5 milioni l'anno"

“Siamo contrari alla ripresa delle estrazioni di gas in Adriatico: chi abita in Polesine è ben consapevole di quali effetti si siano verificati negli anni passati” è la netta presa di posizione di Simone Donà, referente Ibc per le tematiche ambientali e del territorio.

“Ad oggi - spiega - il costo di energia elettrica per permettere alle idrovore di funzionare e di evitare l’allagamento dei terreni costa molto sulle tasche dei polesani. Il territorio del comprensorio del consorzio di bonifica Adige Po, a quale appartiene il nostro comune, viene gestito da 58 impianti idrovori e 170 pompe. Un servizio che ha comportato nel 2021, una spesa di energia elettrica di circa tre milioni di euro".

"A questi dati - prosegue Donà - si aggiungono quelli del consorzio di bonifica Delta del Po che, per mantenere in sicurezza i comuni del Bassopolesine e del Bassoveneziano, vengono utilizzate una quarantina di idrovore e centotrenta pompe, per una spesa di 2 milioni e 400mila euro di energia elettrica per il 2021. Spese di gestione destinate ad aumentare visto il vertiginoso costo dell’energia elettrica, pari a 50 euro per ettaro, a cui vanno aggiunti i costi di manutenzione”.

A questo punto interviene il coordinatore politico Ibc Federico Paralovo per ricordare che “in tempi non sospetti quando, sei anni fa, nessuno parlava di queste problematiche, Ibc promosse un incontro con Giancarlo Mantovani, direttore dei consorzi di bonifica polesani, in cui venne affrontato il tema della subsidenza e per denunciare i danni che le estrazioni causarono al nostro territorio, oltre alla minaccia ambientale, sociale ed economica che deriva dalla prosecuzione di questa pratica”.

E aggiunge: “Nel maggio 2021 i capigruppo della maggioranza civica a Palazzo Tassoni Sara Mazzucato ed Enrico Bonato hanno presentato in consiglio comunale una mozione per ribadire il No alle trivelle, documento approvato all’unanimità, ma registrò la mancata presenza di alcuni consiglieri comunali e l'uscita dal consiglio di altri consiglieri di opposizione, nel momento in cui la questione è stata trattata”.

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