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Ci risiamo: l’accordo per Iras è di nuovo impantanato

Il Comune chiede nuovi documenti. Testo bloccato: non si va in consiglio il 28 marzo.

Ci risiamo: l’accordo per Iras è di nuovo impantanato

Iras, testo bloccato: non si va in consiglio il 28 marzo.

Nuove frenate sul caso Iras. Chi si aspettava un testo condiviso da inserire fra i punti dell’ordine del giorno del consiglio comunale del 28 marzo è rimasto deluso. Non una vera e propria doccia gelata, ma tiepida sì. I tempi di un accordo di programma condiviso, infatti, si allungano oltre quello che era stato preventivato al vertice in prefettura di una settimana fa. E pare che il Comune abbia chiesto altre specifiche ad Iras.

Tanto che il capogruppo della Lega, Miche Aretusini, al termine della riunione dei capigruppo di ieri ha sbottato: “Non capisco perché questi nuovi rallentamenti? In conferenza capigruppo ci è stato detto che non è ancora stata mandata la bozza dell’accordo dal Comune alla Regione e al commissario Iras. Forse sarà spedita domani (oggi 22 marzo, ndr). Il segretario generale del Comune ha anche specificato che il ricorso al Tar contro il decreto Iras del 27 dicembre non potrà essere ritirato fino a quando non ci saranno le condizioni, ossia fino a quando la regione non definirà il cambio di destinazione d’uso di Casa Serena. Mi sembra un voler sollevare continue obiezioni e problematiche per frenare l’accordo. Il Comune sta perdendo di vista l’obiettivo principale, che è il salvataggio di Iras”.

Insomma Aretusini segnala nuovi colpi di freno sull’operazione per salvare Iras. Il sindaco Edoardo Gaffeo, però, resta ottimista: “Stiamo definendo il testo dell’accordo di programma, soppesando le varie parti dell’intesa. L’obiettivo rimane quello di chiudere tutto entro marzo. E non escludo che il testo dell’accordo possa comunque arrivare in consiglio il 28, o nei giorni immediatamente successivi, anche con una convocazione d’urgenza del consiglio”.

Insomma ottimismo, ma all’Iras negli ultimissimi giorni sono arrivate, da parte del Comune di Rovigo, richieste di ulteriori documenti. Come ad esempio il calcolo relativo alle rette pagate dagli ospiti della casa di riposo, ossia come sono state conteggiate nel quadro del piano di risanamento presentato da Iras ai creditori. Si tratta di una somma di circa 10,3 milioni di euro all’anno che la dirigenza dell’istituto per anziani conta di introitare ogni anno attraverso il pagamento delle rette.

Altro nodo da sciogliere resta quello legato a Casa serena e a come liberarla del tutto dai pazienti e dagli inquilini. Entro la prossima settimana gli ultimi ospiti autosufficienti di Casa serena saranno trasferiti a San Bortolo. Per loro è previsto un mantenimento dell’attuale retta per i primi tre mesi. Poi in mancanza di nuovi accreditamenti dovranno decidere se rimanere con un aumento della retta in base al costo del libero mercato. Per quel che riguarda gli ultimi 4 appartamenti di Casa serena ancora occupati, invece, gli inquilini saranno trasferiti attraverso accordi fra Comune e Ater, anche se le modalità non sono ancora state definite nel dettaglio.

Oggi potrebbe essere un’altra tappa intermedia, quindi, nell’infinito saliscendi di ottimismo e pessimismo. Ammettendo che il Comune mandi la bozza del testo a Venezia e all’Iras poi servirà tempo per una visione da parte di questi enti che dovranno esaminare eventuali correzioni del Comune anche alla luce delle posizioni sui tempi di ritiro del ricorso al Tar e della modifica della destinazione d’uso di Casa serena da parte della giunta regionale. Possibile quindi che anche sulla sponda Regione-Iras ci voglia tempo per studiare il nero su bianco della possibile intesa. Per poi cercare l’ok anche di Ater e Ulss.

Tempi, quindi non immediati. Ma ormai non ha nemmeno più senso dare scadenze o ultimatum, che oi verrebbero sempre spostate un pochino più in là. Per mesi si è detto che l’accordo di programma non poteva arrivare oltre il mese di marzo. Ieri, da più parti si diceva che se non sarà marzo si farà ad aprile. Come dire c’è sempre un ultimatum in grado di diventare penultimo. Non resta che aspettare, come stanno facendo da mesi familiari degli ospiti e lavoratori.

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