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il calo degli artigiani

Pochi giovani e sempre meno botteghe

Per Rettore: “Meno ditte ma più dipendenti”, Per Campion: “Calo demografico e fuga dei ragazzi”

Pochi giovani e sempre meno botteghe

Sempre meno artigiani, soprattutto in Polesine. Ma è per forza un dato negativo? Secondo il direttore della Cna di Rovigo, Matteo Rettore, la lettura dei dati sul calo degli artigiani in Polesine non deve essere per forza negativa. Perché, se da un lato calano le imprese artigiane, secondo gli studi effettuati dall’associazione di categoria non calano invece i dipendenti. E quindi, se da un lato alcuni mestieri artigiani di fatto stanno scomparendo, dall’altra invece molte aziende si sono evolute, uscendo dalla “rigida” categoria di artigiani perché con più di 15 dipendenti.

Non è, invece, dello stesso parere il presidente di Confartigianato, Marco Campion. Secondo lui, a Rovigo il problema del calo delle imprese artigiane esiste eccome, ed è causato, principalmente, dal calo demografico: "I giovani vanno altrove".

Ma partiamo dai dati. In Veneto si certifica il crollo del mondo dell'artigiano nel decennio tra il 2012 e il 2021, e a Rovigo, in particolare, secondo i dati presentati dalla Cgia di Mestre, si sono persi ben 2.187 artigiani, con un calo del 22,2% che ci vede in cima alla classifica negativa del tracollo nella Regione. Rovigo maglia nera, dunque, del Veneto dove gli artigiani sono passati dai 9.833 del 2012 ai 7.646 del 2021. La media veneta ha visto un calo del 17,1% (da 195.910 a 162.358), quella nazionale del 15,1%.

La situazione, a Rovigo, è davvero così drammatica? E per quale motivo? “Allora dobbiamo, innanzi tutto dire che i dati sono dati, c’è poco da discutere - spiega il direttore di Cna, Matteo Rettore - Ma ci sono sicuramente due o tre cose da puntualizzare per quanto riguarda il calo delle imprese artigiane in provincia di Rovigo. Prima di tutto c'è sempre stata forte presenza a Rovigo e provincia, di artigianato legato al sistema casa, quindi parliamo di impianti ed edilizia che fino al 2020, in tutta Italia, ha visto il calo delle imprese artigiane di settore. Chiaramente il crollo è più visibile e importante da noi visto che erano la tipologia di imprese artigiane prevalenti. C’è stata una evidente crisi e ridimensionamento del settore".

"Ma poi, è anche in atto un cambio delle abitudini e alcuni mestieri sono sempre meno diffusi. Noi non aggiustiamo più, preferiamo buttare. Facciamo l'esempio delle scarpe o dei mobili. Compriamo mobili a basso costo e poi li buttiamo via e tutta la parte di artigianato non lavora più. Anche la sartoria soffre: se ho speso 500 euro per un vestito lo sistemo dal sarto, ma se ho speso 120 euro lo sistemo una volta, magari, ma alla seconda lo butto via. Dal sarto non ci vado proprio. È cambiata proprio la mentalità".

Ma non è, come dicevamo, tutto così nero in Polesine. "Ritengo che la normativa sull'artigianato sia vecchia e andrebbe rivista. Oggi se supero i 15 dipendenti non sono più artigiano anche se in verità lo sono eccome. Ancora, se faccio sartoria e mi sviluppo arrivando ad avere 18 dipendenti non sono più un artigiano, e lo stesso per un idraulico e via dicendo. Ecco quindi che una grossa parte di imprese a Rovigo sono cresciute e non rientrano più nella categoria. Secondo i nostri studi, infatti, in provincia di Rovigo cresce il numero di dipendenti e cala il numero di imprese artigiane".

Ma alcuni lavori artigiani, di fatto, stanno soffrendo. Oltre ad una modifica della normativa cosa serve al mondo artigiano per una ripresa? “Innanzitutto serve un quadro di aiuti e sostegno che permetta alle imprese di svilupparsi e poter guardare al futuro - continua Rettore - Sono, poi, molto importanti gli interventi che sta facendo la Camera di Commercio per la digitalizzazione, perché oggi l'artigiano se vuole vendere devo avere altre vetrine, come l'online e i social, non solo il negozio fisico. Inoltre sono importantissime anche le iniziative di sensibilizzazione come quella che sta facendo la Regione con Le figure del maestro artigiano, che ci sta aiutando tantissimo perché porta i giovani a pensare che non è poi così male fare l'artigiano e che in molti casi c'è anche un ritorno economico importante. Conviene".

“Purtroppo la situazione è critica e la causa principale è il calo democratico - commenta il presidente di confartigianato, Marco Campion - I giovani investono altrove e non abbiamo più il cambio generazionale. Mancano quelle categorie artigiane dove una volta c'era il cambio da padre a figlio. Poi questa è una provincia dove abbiamo sicuramente delle eccellenze ma andiamo avanti più a rilento rispetto alle altre. E stiamo pagando le conseguenze. Tutte le province hanno avuto un calo ma da noi è stato superiore. Anche la ripresa ci metteremo di più, se ci sarà. E soprattutto i giovani se ne vanno perché la nostra provincia non offre nulla, o poco”.

Cosa fare per aiutare la ripresa? “Per aiutare il mondo dell'artigianato dobbiamo insistere nel lavoro già cominciato in simbiosi con la scuola. Una volta c'erano molte più scuole che insegnavano il mestiere. I giovani oggi, invece, fanno i licei per andare all'università. Dobbiamo insistere sulle scuole professionali. Far capire ai giovani che il lavoro di artigiano potrebbe dare delle soddisfazioni!", conclude Campion.

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