VOCE
ROVIGO
01.04.2023 - 20:00
Le armi ai vigli continuano ad agitare parte del centrosinistra di Rovigo. Martedì scorso il consiglio comunale ha votato il regolamento della polizia locale che disciplina l’uso delle armi da parte della polizia locale. Una delibera che ha visto tutta la maggioranza votare compatta, a parte un voto contrario (più un astenuto dell’opposizione).
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Eppure i vertici comunali di Pd e Articolo uno si dichiarano contro e chiedono al sindaco Gaffeo di rivedere la norma. Di fatto andando contro i loro esponenti in consiglio comunale. Ma Nello Chendi, capogruppo dem, non ci sta e sconfessa la posizione di Giacomo Prandini, segretario comunale del Pd, sempre più in conflitto con la maggioranza del suo gruppo.
Ieri Prandini, segretario rodigino del Pd e il vertice di Articolo uno hanno diffuso una nota “contro la decisione della giunta comunale sulla polizia locale armata”. Un tema definito “non necessario e messaggio pericoloso”. “Riparliamone”, chiedono Prandini (Pd) Elena Paolizzi e Sandro Quadrelli (di Articolo 1). “L'idea di armare la polizia locale di Rovigo - dicono, vecchio pallino della Lega - non piace per niente al Partito democratico del capoluogo e ad Articolo Uno”.
E invitano “il sindaco Edoardo Gaffeo a non sottovalutare il messaggio che può passare: c’è un problema sicurezza, è tempo di armarsi. Questo è il messaggio che proviene dall'amministrazione del comune di Rovigo, che nella seduta del 28 marzo 2023 a stragrande maggioranza ha approvato il regolamento che obbligherà la polizia locale, sia pure dopo tutti i passaggi necessari, a portare armi. Eppure dall'approccio enunciato nel programma elettorale del sindaco appariva evidente una visione diversa. L'impegno assunto era di un ‘patto per la sicurezza integrata e partecipata’ che consentisse attraverso sistemi di ‘controllo sociale’, collaborazione istituzionale con le forze dell'ordine, cura dell'ambiente urbano, di tutelare tranquillità e sicurezza dei cittadini. Cosa può aver provocato questo cambio di paradigma? Senza contare che il tutto è avvenuto senza un serio confronto con le persone direttamente interessate, i vigili, che avendo a suo tempo deciso di scegliere una professione di tipo civile, si trovano di colpo militarizzate per una decisione del consiglio comunale grave e immotivata.
Una posizione quindi che i due partiti assumono contro i loro stessi consiglieri, aprendo di fatto una doppia frattura interna. Articolo 1, infatti, in consiglio è rappresentato da Vanni Borsetto, che martedì ha votato a favore. Il Pd ha addirittura 11 consiglieri, è nessuno si è dichiarato contrario. Ed è per questo che Nello Chendi, capogruppo dem bolla l’uscita di Pranbdini come “posizione personale, non concordata col resto del partito né col gruppo consiliare. Parla, quindi a titolo personale”.
E insiste: “La sua posizione è quindi è rispettabile in quanto opinione personale ma ridicola perché priva di sostegno politicamente perché senza alcuna condivisione. Se voleva un confronto col resto del Pd o col gruppo consiliare poteva chiederlo o semplicemente chiamarci. Martedì il gruppo ha votato compatto, Azzalin non non era presente alla votazione per motivi personali, ma era a favore, la Raise anche. Nadia Romeo era fuori dall’aula ma è sempre stata a favore delle armi ai vigili, e non ha dichiarato il contrario. L’uscita di Prandini quindi ha poca base. Dire no alle armi ai vigili è una posizione anacronistica, a Donada l’approvarono già nel 1988. E quasi ovunque è ormai prassi. Non capisco queste ritrosie”.
Insomma ancora una volta dentro al Pd si trova il modo per litigare.
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