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ROVIGO

"E pensare che volevo fare il cantante lirico..."

Humour, aneddoti e una insopprimibile voglia di vita e libertà nell'opera dell'avvocato Luigi Migliorini

Nella sala della gran guardia, il notissimo avvocato Luigi Migliorini, per un evento in collaborazione con camera penale di Rovigo, ha presentato la sua ultima fatica letteraria dal titolo “Strano ma vero, storie di giustizia e politica”, edito da Apogeo, un libello dal gusto aneddotico che racconta un’esistenza tra le aule dei tribunali, intessuta di tante memorie, ma anche di ironia, l’arma dell’istrionico avvocato la cui penna già si ricorda per altri libri quali “L’eccentrico liberale” e “La mia lucida follia” con prefazione di Vittorio Sgarbi.

A introdurre l’evento, Pietro Mondaini, giudice del tribunale di Rovigo, che è anche autore della prefazione del libro stesso. “Un libro di ricordi – dice Mondaini – anzi di racconti sparsi, che però sparsi non sono poiché c’è un filo conduttore che aleggia, ovvero lo spirito di libertà che ha guidato l’avvocato in tutta la sua carriera. Racconta così bene che sembra di essere volta per volta nel suo studio, al suo fianco quando pronuncia arringhe difensive o di fronte a lui se qualcuno si mette nella posizione del giudice. Ci si immedesima del tutto anche nella parte politica, svelando episodi che non tutti conoscono”.

La leggerezza, dunque, è protagonista del volume e lascia freschezza in un’aria giudiziaria talvolta pesante tra ironia e autoironia. Anche durante la presentazione la spigliatezza dell’avvocato Migliorini ha fatto da protagonista, facendo divertire gli ascoltatori presenti. “Il mio grande desiderio – racconta l’autore – era quello di fare il cantante lirico, ma ahimè sono irrimediabilmente stonato e per questo motivo, finite le scuole, sono andato a Padova a scegliere la facoltà dove c’era meno coda: se ci fosse stata meno coda a Ingegneria mi sarei iscritto lì, ma poi c’era meno gente a Giurisprudenza e sono finito dunque a fare questo mestiere, anche contro il parere di mio nonno”.

Un tripudio di colori e di persone che dipingono il libro e il racconto dell’autore, che divertono nella loro semplicità e nella loro originalità, a partire dai suoi luoghi nativi. “La passione per la lirica non mi ha mai abbandonato anche nella attività professionale – racconta - anche alla Corte dei Conti, quando incontrai un tale con un bavaglino che arrivava ai piedi e lo chiamavo eccellenza, ma in realtà era l’uscere. Io difendevo in quell’occasione un medico che aveva dato indennità per un cieco parziale. Continuavano a dire che si era visto questo personaggio mettere la chiave dentro la toppa, ma ho ricordato di quando Andrea Bocelli fece la Bohème e ritrovò una chiave senza aiuti, come fece il ventesimista”. Questo e molti altri sono gli episodi raccolti in un libro scritto dall’autore, descritto canticchiando e sorridendo, in soli tre giorni.

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