VOCE
FIDI ARTIGIANI
09.04.2023 - 15:00
Dal 15 luglio 2022 è in vigore nel nostro ordinamento la disciplina della “legge sulla crisi d’impresa”. Si tratta di una normativa che sostituisce la vecchia legge fallimentare dalla quale differisce per l’importazione concettuale. Infatti, mentre la prima aveva meramente finalità sanzionatorie dell’azienda in manifesto stato di insolvenza, il nuovo impianto normativo si pone l’obiettivo di affiancare e supportare l’imprenditore allo scopo di prevedere e prevenire lo stato di crisi aziendale.
Questo risultato si ottiene, secondo la nuova normativa, mediante l’adozione dei cosiddetti adeguati assetti. Essi consistono nella stesura e nell’aggiornamento di documenti organizzativi (organigramma, mansionario, documento sulla gestione delle deleghe, documento sui rischi aziendali), contabili (bilancio civilistico, rendiconto finanziario), amministrativi (piano strategico a 3/5 anni, piano operativo annuale, budget di tesoreria, rendicontazione Esg).
“È senz’altro un ottimo strumento per aumentare la consapevolezza delle imprese rispetto alla propria situazione presente e futura - commenta Marco Boscolo, responsabile della Divisione consulenza di Fidi Artigiani - tuttavia, ben poche aziende di medio-piccole dimensioni hanno colto pienamente l’impatto di questa nuova disciplina sull’accesso al credito bancario. Non dimentichiamoci che l’erogazione di finanziamenti alle imprese da parte delle banche deve tenere conto del merito di credito del richiedente espresso dal rating attribuito da ciascuna banca. Appare evidente che gli elementi introdotti dalla nuova normativa non potranno non influenzare detto giudizio”.
In altre parole, gli istituti di credito potrebbero, quindi, essere scoraggiati ad esporsi con nuovi affidamenti verso aziende che non ottemperano ai nuovi disposti normativi, che non esaminano, cioè, il passato per interpretare il futuro e fugare il più possibile rischi di crisi…
Altra normativa di prossima entrata in vigore (gennaio 2025, salvo ulteriori proroghe) e fortemente impattante sul mercato del credito è il cosiddetto accordo di Basilea III, un accordo tra le Banche europee per armonizzare tra i diversi istituti bancari i criteri di calcolo del rischio di credito ed il conseguente impatto sui patrimoni delle banche.
“Patrimonio e reddito - sottolinea Boscolo - diventeranno infatti i requisiti fondamentali richiesti alle imprese per avere accesso al credito bancario. A titolo esemplificativo, le aziende che non avranno mezzi propri pari ad almeno il 10% del totale del loro attivo di bilancio non potranno più avere accesso al credito”.
A fronte di riforme di tale portata, è importante diffondere tra le tutte le piccole e medie imprese del nostro tessuto socio-economico (vera forza del nostro Nordest) la convinzione che è indispensabile dotarsi di un apparato di controllo, sia organizzativo sia amministrativo e contabile, grazie al quale sarà più agevole intercettare in anticipo la crisi. Oltre a ciò, sarà fondamentale agire con determinazione sul fronte del rafforzamento patrimoniale delle aziende.
“Per queste ragioni - conclude Boscolo - Fidi Artigiani è impegnata in un ciclo di seminari finalizzato a promuovere la presa di consapevolezza di tale profondo mutamento che deve rappresentare il punto di partenza per comprendere le nuove ‘regole d’ingaggio’ per l’accesso al credito, e in genere per la sopravvivenza di molte imprese”.
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