VOCE
IMMIGRAZIONE
12.04.2023 - 22:00
L’ondata migratoria che ha spinto il governo Meloni a dichiarare lo stato d’emergenza per l’immigrazione, è arrivata (era inevitabile) anche a Rovigo e qui continuerà a battere. Tanto che la prefettura di Rovigo ha già avviato procedure negoziate per siglare accordi con privati e ampliare le opportunità di accoglienza.
Il Polesine attualmente assorbe in media 270-280 richiedenti asilo, che arrivano sia tramite i canali ministeriali che tramite altri canali. Pochi se paragonati ai 900 profughi che arrivarono in provincia 9 anni fa, con il governo Renzi. Flussi che cambiano repentinamente, visto che Rovigo non è punto di approdo, ma una meta di passaggio, che viene lasciata per destinazioni definitive come la Francia, la Germania o le grandi città.
Sono soprattutto Rovigo e Adria i comuni in cui al momento sono stati collocati i nuovi arrivi, ma anche Comuni di più piccole dimensioni si sono dimostrati attenti al tema e continuano a collaborare con l’ufficio della prefettura.
“Stiamo gestendo una situazione nuova geopolitica completamente mutata, una situazione complessa. Non nascondiamo le difficoltà - dichiara il prefetto di Rovigo Clemente Di Nuzzo - ma stiamo collaborando con gli enti gestori e i sindaci che stanno dimostrando grande senso di responsabilità. Sono molto soddisfatto del rapporto di collaborazione e di comprensione che c’è da parte di tutte le amministrazioni”.
In Polesine sono soprattutto persone dal Bangladesh, dal Pakistan, dall’Afghanistan e dal Medio Oriente ad arrivare. Ma non mancano nord e centro africani. Negli ultimi giorni la quota destinata al Polesine è salita repentinamente e il territorio ha raggiunto la sua attuale capienza massima. E anche se i numeri variano di giorno in giorno, si lavora, appunto, per aumentare i posti a disposizione di chi arriva in cerca di nuove opportunità economiche, e di chi scappa dalla miseria, dalla guerra e dalle persecuzioni.
Lo stato di emergenza, voluto dal governo Meloni è sostenuto da un primo finanziamento di cinque milioni di euro, avrà la durata di sei mesi. La soluzione consente all’esecutivo di affrontare con mezzi e poteri straordinari, si tratta di un atto amministrativo regolato dal codice di Protezione civile, deliberato dal consiglio dei ministri martedì scorso di fronte all’eccezionale incremento dei flussi di migranti attraverso le rotte del Mediterraneo.
La soluzione consente di sbloccare fondi e poteri che permetteranno di gestire più rapidamente le criticità emerse con il moltiplicarsi degli arrivi - ha detto il primo ministro Meloni - visto che dall’inizio del 2023 sono 31mila 200 i migranti e si registra il +300% rispetto all’anno scorso. Tutti gli hotspot attualmente presenti nel Paese sono stracolmi e Rovigo come tutte le province del Veneto fa e continuerà a fare la sua parte.
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