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enti locali
21.04.2023 - 05:01
Dopo il via libera del Consiglio delle autonomie locali del Veneto, recentemente convocato in videoconferenza e guidato dal sindaco di Grisignano Stefano Lain, che si era espresso positivamente dando parere favorevole a due proposte di legge di iniziativa della giunta regionale, sulla fusione di alcuni comuni veneti, in vista anche dell’abbassamento del quorum da raggiungere al referendum che si dovrebbe fermare al 30% degli aventi diritto al voto, sembra sempre più reale l’ipotesi di fusione di molti comuni della nostra regione.
L’assessore regionale del Veneto Francesco Calzavara con delega, tra le altre cose, agli enti locali dice che “questo coincide con il nuovo piano di riordino territoriale presentato lo scorso 3 maggio, che si pone obiettivo e come traguardo finale, di portare gli attuali 563 comuni della nostra regione, almeno a 500 entro il 2030. Questo, non solo attraverso processi di fusione come quello presentato in Polesine, ma anche con altre modalità che interesseranno anche altre cinque provincie. Con molta probabilità, quindi, nel mese di ottobre potrebbe esserci un vero e proprio ‘fusion day’ che interesserà 12 comuni che in Veneto andranno al referendum. Si tratta di un piano contemporaneo che tiene conto della trasformazione dei nostri territori che registrano un calo demografico e che, con il passare del tempo, rischieranno di non essere più in grado di erogare servizi di qualità ai loro concittadini”.
Continua l’assessore regionale: “Vi è quindi la necessità di trovare un percorso di condivisione - prosegue Calzavara - Ora ci sarà l’approvazione del progetto di legge di fusione in consiglio regionale e il referendum, presumibilmente a fine ottobre. Auspichiamo in un buon accoglimento di un percorso che potrebbe migliorare molto la vita delle nostre comunità. Assieme a questo importantissimo piano, si sta lavorando ad un progetto di legge per portare dal 50 al 30% il quorum tra gli aventi diritto al voto, da raggiungere al referendum e questo dovrebbe far sì che anche i contrari alle fusioni, invece di accodarsi a chi non vuole andare ad esprimere il proprio voto, si rechi alle urne”.
Certo, resterebbe sempre la regola che in tutti i comuni chiamati ad esprimersi, dovranno prevalere i voti favorevoli, ma la probabilità di arrivare a nuove fusioni, sembra sicuramente più vicina.
“Il comune che nascerà dalle fusioni - conclude l’assessore Calzavara - potrà, nell’immediato, fruire delle risorse che verranno stanziate dal governo centrale e dalla Regione ma, nel futuro, avranno sicuramente la possibilità di garantire servizi migliori e servizi più efficienti ai loro concittadini e a tutto il territorio”.
Per i Comuni istituiti a seguito di procedimento di fusione è prevista infatti l’erogazione del contributo straordinario statale per 10 anni a decorrere dalla fusione, l’erogazione del contributo straordinario regionale, la priorità nell’assegnazione degli spazi finanziari regionali ai Comuni istituiti per fusione a decorrere dal 2011, l’esclusione dall’assoggettamento dell’obbligo associativo per i comuni istituiti mediante fusione che raggiungono una popolazione pari o superiore a 3mila abitanti o 2mila abitanti se appartenenti a Comunità montane per un mandato elettorale, la previsione di forme premiali nelle misure di incentivazione regionale, l’esclusione da vincoli per le assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite del 100% della spesa relativa al personale di ruolo cessato nell’anno precedente, il subentro nei benefici, stabiliti dall’Unione europea o da leggi statali, di cui godevano gli enti estinti.
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