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FUSIONI TRA COMUNI

"In Polesine i pionieri siamo stati noi!"

Il ricordo dei primi cittadini di Contarina e Donada, che fecero la storia

"In Polesine i pionieri siamo stati noi!"

Se si potesse descrivere l’operazione fatta nel 1995 a Porto Viro, si potrebbe dure che questa sia stata senz’altro la “madre” delle fusioni polesane. Il comune di Porto Viro, che oggi conta quasi 14mila abitanti, fu istituito per la prima volta durante il regime fascista nel 1928, con il nome di Taglio di Porto Viro, e sciolto nel 1937.

Il 1 gennaio 1995 il comune è stato ricostituito, in seguito a referendum, accorpando i comuni di Donada e Contarina. Porto Viro prende il nome dal luogo in cui venne realizzato il taglio del Po, alla foce del Gaurus, uno dei numerosi canali che si sviluppavano nella zona. Il toponimo Porto Viro deriva dal termine vetus-veteri cioè “vecchio”, probabilmente il termine lo si deve al porto già esistente nella frazione di Fornaci, sul Po di Fornaci, oggi Po di tramontana, utilizzato anche dalla confinante Città di Loreo, prima del taglio di Porto Viro nel 1604 ad opera della Serenissima. Nel 1928 fu l’ammiraglio Luigi Arcangeli ad unificare i due comuni di Donada e Contarina e il loro sviluppo prese davvero forza, tanto che nel 1937, probabilmente sotto la spinta di Adria che ne cominciava a temere l'importanza, per Regio Decreto vennero nuovamente divise.

“Per quanto riguarda Contarina e Donada, la storia della fusione è stata una storia a sé - racconta l’ex sindaco di Contarina, Gianni Franchi che, assieme al collega Alessandro Tessarin di Donada, portò i due comuni alla fusione - di fatto il territorio era già unificato come centro urbano; perciò, la strada è stata sicuramente più agevole. Anche se sono sempre convinto che si trattasse di una strada obbligatoria, trent’anni fa, come lo è a maggior ragione oggi per altri comuni”.

“Bisogna anche tenere conto che allora si fece la fusione con un unico contributo della Regione Veneto di 300 milioni di lire, che servivano unicamente per cambiare la carta intestata, i timbri e i bolli – continua Franchi che, tra le altre cose, fu il primo sindaco polesano eletto dopo la fusione di comuni – oggi i contributi che arrivano sono di milioni di euro e la cosa dovrebbe essere ancora più semplice e agevole”.

“Quello delle fusioni - prosegue - è un percorso assolutamente obbligatorio anche perché il mondo sta cambiando a grande velocità e molte cose si fanno online. Non c’è più la necessità di avere tutti gli sportelli all’interno del comune e, francamente, la storia del campanilismo è davvero superata. Il 70% dei problemi di un comune, vengono decisi e risolti altrove e non più all’interno del consiglio comunale – aggiunge l’ex sindaco – l’argomento del campanile è oramai l’argomento di chi non ha nulla di meglio da dire. Certo, per arrivare alle fusioni sono stati provati diversi tipi di approccio e pare proprio che qualcuno si sia stancato e non mi meraviglierei che la cosa venisse decisa d’imperio”.

“Se la nostra Regione prosegue su questa strada dando segnali politici per la semplificazione e l’agevolazione delle fusioni, ben venga – conclude Franchi – d’altronde ricordo che negli anni ’90 era proprio la Lega, l’unico partito che parlava a promuoveva le fusioni dei comuni con iniziative anche sul territorio”.

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