VOCE
IL CASO
28.04.2023 - 19:00
Attenzione: i rincari nelle rette Iras sono soltanto la punta di un iceberg. Perché al rialzo dei prezzi per il ricovero degli anziani nelle strutture residenziali presto dovranno adeguarsi anche altre strutture, in particolar modo quelle pubbliche. Insomma, la batosta da 100 euro al mese a carico delle famiglie non sarà limitata soltanto all’istituto rodigino, che, tra l’altro, dopo l’estate procederà a un ulteriore rincaro di altri 30 euro, a cui seguiranno altri 30 euro l’anno prossimo e ulteriori 30 euro l’anno dopo ancora.
E’ quanto emerge dalla relazione contenuta nel piano di risanamento economico finanziario dell’Iras stesso. In cui è messo nero su bianco il rincaro di tre euro e 50 centesimi al giorno a carico delle famiglie, che molti si sono già visti addebitare questo mese, e il futuro triplo rialzo, di un euro alla volta, tra la fine della prossima estate e il 2025.
“Tenuto conto dell’andamento del primo trimestre 2023, nel corso del quale l’Iras ha avuto una presenza media costante di 260 ospiti (di cui 230 con impegnativa) è stato approvato un aumento delle rette nella misura di 3,50 euro al giorno - si legge infatti nel documento di 45 pagine firmato dal commissario regionale Tiziana Stella - a cui seguirà un ulteriore aumento di un euro tra agosto e settembre, in relazione all’andamento degli ingressi”. Non è finita: il piano prevede inoltre “di applicare un ulteriore aumento di un euro al giorno nel 2024 e un successivo aumento, sempre limitato a un euro, nel 2025”.
Questi aumenti - dice ancora il commissario - “porteranno la retta applicata al 90% degli ospiti (quella per non autosufficienti in possesso dell’impegnativa di residenzialità) da 54 euro e 50 centesimi al giorno di fine 2022 ai 59 euro al giorno di fine 2023, per collocarsi infine a 60 euro al giorno a fine 2024 e a 61 euro al giorno a fine 2025”. Insomma, nei prossimi due anni le famiglie si troveranno a fare i conti con un aumento delle rette di 200 euro al mese, passando dai 1.635 euro al mese che (chi ha un’impegnativa) pagava pochi mesi fa ai 1.830 che dovrà pagare nel 2025, passando per vari gradini intermedi. Un costo - ammette la stessa Stella - “elevato, senza dubbio, ma intorno al quale si stanno collocando e si collocheranno anche gli altri Centri servizi, soprattutto quelli pubblici” dato che “le ragioni degli aumenti sono le stesse per tutti”.
Insomma, i rincari non sono soltanto figli della crisi di liquidità dovuta al debito accumulato da Iras negli anni e alla “diseconomicità” di dover gestire due diversi centri servizi, quello di San Bortolo e, appunto, Casa Serena. Ma anche fattori che pesano su tutte le altre case di riposo pubbliche, a partire dalla “minore felissibilità organizzativa rispetto agli operatori privati concorrenti in ragione dell’applicazione delle disposizioni di diritto pubblico” e alla “crescente concorrenza del settore privato”. Ma anche - si legge ancora nella relazione - “il peggioramento del rapporto costi-ricavi, accelerato nell’ultimo biennio dagli effetti dell’emergenza Covid” e “la crescente difficoltà delle famiglie a sostenere il costo della permanenza in casa di riposo, soprattutto in regime di libero mercato, in ragione del contesto socioeconomico meno favorevole rispetto alle altre province venete nel quale opera Iras”. Probemi, questi, con cui devono fare i conti tutte le case di riposo pubbliche polesane che, dunque, nei prossimi mesi dovranno fare scelte simili a quella fatta da Iras: aumentare le rette in capo alle famiglie per non vedere i propri conti scricchiolare.
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