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LUSIA

“I giovani sono il nostro tesoro, aiutiamoli a restare”

Ripresa l’attività della Diocesi di Adria e Rovigo per la festività del Primo maggio nelle realtà locali

“Nutriamo il futuro di giovani”

In occasione della festività del Primo di maggio, dopo la pausa dovuta alla pandemia globale, si riprende un’attività che tocca da vicino il mondo del lavoro dalla Diocesi di Adria e Rovigo, ovvero l’incontro con una realtà lavorativa del territorio. Quest’anno è l’azienda DaviPlant di Lusia ad essere stata raggiunta dalla benedizione del vescovo Pierantonio Pavanello che ieri, nel tardo pomeriggio, ha portato il proprio saluto ai lavoratori. Presenti all’incontro le varie autorità: il prefetto Clemente Di Nuzzo, il presidente della provincia Enrico Ferrarese, il sindaco di Rovigo Edoardo Gaffeo, il sindaco di Lusia Luca Prando, il parroco Don Antonio Rossi.

“Ci sentiamo in sintonia – afferma il vescovo Pavanello ai presenti – con la Chiesa italiana che si fa presente per la festa del Primo maggio attraverso un messaggio della Commissione episcopale per i problemi sociali, il lavoro e la pace. Quest’anno i problemi sono tanti perché viviamo in un momento di crisi epocale. L’emigrazione giovanile è un fenomeno qui particolarmente importante”.

Dice il vescovo Pavanello che da tempo i giovani non si sentono più ben voluti dal proprio Paese, sono sempre più spinti a cercare la fortuna altrove. “Si pensi - ha continuato - a come la provincia di Rovigo sia la terza in Italia per numero di laureati dai 20 ai 24 anni ma sia anche la medesima provincia in cui gli stessi non riescono a trovare collocamento, con una disoccupazione giovanile dai 16 ai 35 anni che si attesta al 12,5%, sopra la media del nord Italia, secondo i dati Istat del 2021”.

“Abbiamo così tante eccellenze nello studio che potrebbero rimanere qui – prosegue monsignor Pavanello – invece cercano la loro realizzazione professionale in altre parti d’Italia e anche all’estero e difficilmente ritornano in Polesine. La nostra terra così si impoverisce, se viene privata delle sue energie migliori, di conseguenza anche di una prospettiva per il futuro”.

Da dove partire allora? C’è bisogno di promuovere attività legate al territorio, che non necessitino semplicemente di manodopera a buon mercato, ma che abbiano un profilo innovativo, capaci di costituire delle filiere produttive e di attrarre le competenze professionali e scientifiche dei giovani nel pieno rispetto dell’ambiente.

“Ritegno significativa – conclude sua eccellenza – la collocazione di questo incontro in un’azienda che ha imboccato una strada di alta specializzazione nel settore ortofrutticolo che appartiene alla storia e alla conformazione del territorio. Bisogna sostenere le risorse imprenditoriali presenti in Polesine, creando una mentalità che storicamente manca in un territorio da sempre votato all’agricoltura. Abbiamo necessità di una Politica, con la P maiuscola, che aiuti a superare i particolarismi. Come Chiesa locale, vogliamo offrire spazi di riflessione e di confronto che aiutino la società civile a individuare le strade per nutrire il futuro, partendo proprio dai nostri giovani”.

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