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IL CASO

Le case di riposo alzano le rette

Badia, idea “multiutility”. Ciass: “Noi, in pareggio”. Lendinara: “No ad altri ritocchi”

Case di riposo, aumenti inevitabili

Non solo Iras. Le case di riposo pubbliche del Polesine sono costrette ad alzare le rette, in capo ai familiari degli ospiti, per far quadrare i conti. Anche perché - per dirla con le parole di Tommaso Zerbinati, presidente della Casa del Sorriso di Badia Polesine - la residenzialità non crea marginalità, anzi direi che è in perdita. Per far stare in piedi i bilanci bisogna puntare su quella che è l’attività non caratteristica”.

Insomma, non soltanto assistenza anziani ma tutta una serie di servizi alla comunità: usare le cucine per fornire pasti anche fuori dalla struttura, affittare gli appartamenti, aprire le palestre a professionisti e associazioni del territorio. Ma anche gestire il patrimonio immobiliare, magari frutto dei lasciti degli ospiti stessi. Le case di riposo, dunque, dovranno trasformarsi in vere e proprie “multiutility”. “Per farlo però, ce lo devono consentire - dice Zerbinati - dovremo intavolare la discussione con la politica regionale per arrivare ad avere meno paletti che, oggi, limitano fortemente attività simili”. Sulla stessa linea anche il direttore del Ciass di Ariano nel Polesine, nonché sindaco di Bosaro, Daniele Panella: “Riguardo gli aumenti, la Regione dovrebbe tenere conto anche della specificità dei territori: il Polesine non ha gli stessi redditi medi del resto del Veneto, e i rincari, qui, rischiano di pesare molto di più sulle famiglie. Non è un segreto che il fenomeno della morosità sia importante, e per questo noi abbiamo un fondo crediti sempre attivo”. Per quanto riguarda il futuro delle case di riposo, però, Panella punta più che altro sui Consorzi: “L’antidoto alla crisi economica - dice - è creare un rapporto tra le diverse strutture. In Polesine abbiamo già istituti un gruppo permanente tra i direttori di tutte le case di riposo, pubbliche e private”.

Da Lendinara, invece, la presidente della Casa Albergo, Tosca Sambinello ricorda come, a inizio anno, la sua Ipab abbia già deliberato un aumento di tre euro e 50 centesimi al giorno delle rette, “ma non abbiamo alcuna intenzione di alzare ulteriormente i prezzi. Allo stato attuale non ce n’è assolutamente bisogno e mi sento di dire che questo cda non lo farà”. Messaggio chiaro.

I problemi, però, non mancano. Le difficoltà di bilancio della Casa del Sorriso di Badia non sono un segreto per nessuno, né Zerbinati li tiene nascosti. “Siamo in perdita dal 2014. Soltanto lo scorso anno abbiamo dovuto fare i conti con un aumento di 150mila euro delle bollette del gas e di altri 100mila euro delle bollette della luce, a cui si aggiungono gli aumenti, più contenuti, dei costi del personale. La nostra casa di riposo, a pieno regime, fa 60mila giornate l’anno: questo vuol dire che aumentando le rette di un euro al giorno recupereremmo 60mila euro in un anno. E’ chiaro che per coprire i maggiori costi appena esposti dovremmo applicare un aumento di almeno quattro euro. Ed è indubbiamente un grossissimo problema”.

Anche perché uno dei problemi delle case di riposo è proprio il numero di posti letto vuoti, cioè il numero sempre più basso di nuovi ingressi. Un fenomeno a cui il Covid ha impresso un’accelerazione terribile. Ed è chiaro che alzare le rette potrebbe scoraggiare ulteriormente i ricoveri. “A questi prezzi - dice lo stesso Zerbinati - è chiaro che una famiglia prima di ricoverare un anziano nella Rsa ci pensi bene”. Da qui, l’idea di “aumentare l’attività non caratteristica per creare redditività”. “Come le cucine - dice Zerbinati - o la gestione degli appartamenti. Come Casa del Sorriso stiamo dialogando con l’Ulss per portare da noi la comunità alloggio. Un’altra risorsa è la palestra, dove l’attività interna si esaurisce con la mattinata. Il pomeriggio potrebbe essere data in uso a fisioterapisti in libera professione. E’ ovvio che servono le autorizzazioni, ed è su questo fronte che dobbiamo lavorare”.

Da Taglio di Po, Panella rivendica come il “suo” Ciass abbia i conti in ordine. “Siamo in pareggio”, spiega. Certo, quest’anno la retta è comunque aumentata di 3 euro al giorno, “ma non ci saranno ulteriori aumenti. Anche se è bene essere guardinghi: il Covid ha inciso, aumentando tutti i costi di gestione del 20%, la crisi energetica ha fatto aumentare di un altro 20-25% tutti gli appalti, dalla ristorazione, alle pulizie e fino ai servizi. Insomma, c’è un aggravio innegabile, ma ogni struttura ha la sua storia e i rincari non colpiscono tutti allo stesso modo”.

Infine, Lendinara. “In coerenza con quanto deciso da un incontro fatto insieme alle altre Ipab a inizio anno - conclude la Sambinello - in cui era stato deciso un aumento dai 3 ai 6 euro, noi abbiamo già provveduto a un aumento delle rette per gli ospiti della Casa Albergo per anziani di Lendinara di 3,5 euro al giorno, per una somma complessiva di circa 105 euro al mese. Sarebbe stato previsto, a partire dal primo luglio, un aumento di un altro euro nel caso in cui non fosse stato adeguato il prezzo del gas. I costi sembrano tuttavia stabilizzati, quindi non ravvisiamo al momento l’urgenza dell’aumento”.

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