VOCE
caro vita
03.05.2023 - 21:00
La pasta, il piatto più amato dagli italiani, nell’ultimo anno ha visto un aumento del prezzo che in Polesine, secondo gli ultimi dati resi noti da Assoutenti, ha toccato il 33,5 %. Un chilo di penne, spaghetti o fusilli in provincia di Rovigo costa circa 2,19 euro, contro i 1,64 euro dello stesso periodo dell’anno precedente. Rincari che anche in questi mesi si fanno sentire sulle tavole dei rodigini e nei menu di tanti ristoranti della città e della provincia.
“Da circa un anno il costo della pasta è lievitato a causa dell’aumento delle materie prime in seguito alla guerra in Ucraina - conferma Gianni Astolfi dell’Antica trattoria al Sole, storico locale nel cuore della città’ -, come ristoratori siamo stati costretti ad aumentare i nostri primi, anche se in modo molto contenuto. Da settembre un primo nel nostro menù è aumentato di un euro. Un piccolo aumento. Abbiamo cercato infatti di venire incontro ai clienti che ci scelgono per la pausa pranzo, gli aumenti sul fronte della spesa di generi alimentari si fanno sentire anche nei bilanci famigliari”.
“Magari fosse aumentata solo la pasta, l’incremento negli ultimi mesi c’è stato un po’ per tutto il settore agroalimentare - fa notare il ristoratore Enrico Rizzato della Trattoria al Ponte di Lusia-. Noi, ad esempio, nel nostro ristorante proponiamo molta pasta fresca e il costo del grano in un anno è quasi quadruplicato. Non solo. Sono aumentati anche olio, zucchero e le verdure”. Nonostante i rincari i ristoratori hanno cercato di contenere gli incrementi dei listini. “Abbiamo deciso di mantenere i prezzi abbastanza in linea con l’anno precedente - spiega Rizzato - gli aumenti nel menù sono stati davvero minimi. La crisi sta infatti colpendo un po’ tutti, bollette e carrello della spesa hanno visto un notevole incremento negli ultimi 12 mesi. Il periodo è difficoltoso, anche se al ristorante per fortuna non si rinuncia”.
Il caro pasta colpisce anche i bar che in città offrono pasti veloci per i lavoratori del centro. “È sempre più difficile garantire una pausa pranzo a prezzi pre Covid e soprattutto pre guerra - spiega Aser Portesan del Caffè Nazionale - non è aumentata solo la pasta, ormai intorno al 2,20 euro al chilogrammo, ma anche tutte le materie prime che utilizziamo per preparare tramezzini e pasti veloci; dalla verdura al formaggio, senza contare i costi di energia e riscaldamento. I margini per noi ristoratori sono sempre più stretti perché, ovviamente, non possiamo rischiare di alzare i prezzi per assistere ad una diminuzione dei consumi che comunque c’è stata, in particolare dopo la pandemia. La situazione stava finalmente tornando alla normalità, la guerra in Ucraina e le conseguenze economiche del conflitto a livello mondiale ci hanno rimesso in difficoltà”.
Tempi duri anche per le associazioni di volontariato della città che ogni giorno riescono ad offrire gratuitamente cibo ai bisognosi grazie alle offerte di cittadini e attività commerciali della città. Anche se Rovigo resta una città solidale, nei supermercati della città è sempre presente, infatti, uno spazio per donare generi alimentari appena acquistati. Prodotti poi distribuiti, in particolare, alla mensa dei frati Cappuccini che ogni giorno ospita per pranzo una trentina di bisognosi e dove la pasta non manca mai. Ma a cosa si devono i rincari così significativi?
A influire sull’impennata del costo della pasta sono diversi fattori. Il primo è la crisi energetica, dettata dalla speculazione nel mercato delle materie prime da una parte e dalla guerra in Ucraina dall’altra. E proprio il conflitto ha fatto aumentare il prezzo dei fertilizzanti e ha fatto calare la produzione di grano duro in diversi paesi. Tali fattori hanno portato le aziende a praticare aumenti fino al 70%, provocando l’effetto al rialzo sul costo della pasta presente sugli scaffali dei supermercati. La pasta e il grano che si trovano però negli scaffali dei supermercati fanno riferimento al raccolto precedente, in piena crisi dovuto allo scoppio del conflitto in Ucraina. La speranza dunque anche per i Polesani è che nel 2023 si possa assistere ad un calo dei prezzi del grano e, di conseguenza, di pane e pasta.
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