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“Ecco il vero volto della speranza”

Incontro in Sala Eracle con don Eugenio Nembrini: il racconto l’esperienza dei “Quadratini”

“Ecco il vero volto della speranza”

“Per capire l’innamoramento non bastano libri: serve vedere qualcuno innamorato. Così è per la speranza: la comprendi solo se incontri qualcuno che la vive davvero”. Con queste parole don Eugenio Nembrini, ha spiegato l’importanza della condivisione della speranza, nel corso dell’incontro che si è tenuto mercoledì sera in Sala Eracle, alla presenza di un pubblico numeroso e attento, nell’ambito degli ciclo di appuntamenti “L’umana avventura” organizzato dalla Comunità cristiana sinodale di Porto Viro e il Circolo Culturale, incentrati, appunto, sul tema della speranza, tema del Giubileo.

Negli ultimi anni, il nome di don Nembrini si è associato all’esperienza profonda e originale dei “Quadratini”: persone accomunate dalla sofferenza che si sono ritrovate quotidianamente online per condividere l’eucaristia, confrontarsi, sostenersi. I “quadratini” hanno preso il nome dai riquadri che appaiono durante i collegamenti video, diventando simbolo di una comunità nata dal dolore, ma nutrita di speranza.

Sacerdote di origini bergamasche, don Nembrini ha vissuto una vita intensa al servizio della Chiesa. Dopo un primo tratto di cammino nelle parrocchie, ha trascorso un decennio in missione in Kazakistan. Successivamente, ha ricoperto il ruolo di Rettore nella scuola paritaria San Carlo e ha svolto l’incarico di assistente per il Lazio del movimento Comunione e Liberazione.

“Dio si fa volto per farsi riconoscere”, ha ribadito don Nembrini, parlando con passione dell’esperienza cristiana come incontro concreto, non teoria. E’ da qui che nasce l’esperienza dei “Quadratini”, persone che, pur nella malattia e nella sofferenza, ogni giorno si collegano online per pregare e condividere, diventando segno di una speranza viva.

“Dio - ha ricordato don Nembrini - non ci ha spiegato l’amore: si è fatto uomo. Duemila anni fa, Gesù ha colpito non per quello che diceva, ma per come viveva: il suo modo di guardare, abbracciare, camminare era così vero da toccare il cuore”.

Ripercorrendo la sua vita, da Roma a Bergamo, poi in missione in Kazakistan, fino a Milano, ha riconosciuto che non ha mai scelto nulla “di suo”, ma ha seguito “ciò che la realtà gli metteva davanti”. E in tutto ciò, ha detto, “non è mai mancato lo sguardo di Cristo: tu vali più dei tuoi limiti”. E’ questo, ha concluso, il cuore della fede: “Lasciarsi amare, anche dentro la propria fragilità”.

La rassegna di incontri proseguirà venerdì 28 marzo alle 20.45 all’oratorio San Giusto con Manuel Antonio Bragonzi, autore de “Il bambino invisibile”, e mercoledì 9 aprile, sempre alle 20.45 all’oratorio San Giusto con Jessica Gialdisi, madre affidataria e collaboratrice della fondazione “Il Pesciolino Rosso”, per continuare a riflettere su dolore, bellezza e speranza.

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