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SALUTE

Antibiotici e influenza: perché non funzionano e cosa fare

Gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità chiariscono falsi miti su virus, cure e prevenzione

Antibiotici e influenza: perché non funzionano e cosa fare

Con l’inverno entrato nel vivo e il picco dell’influenza ormai alle porte, tornano anche i dubbi più comuni: “Ho sintomi respiratori, ho l’influenza?”, “Serve l’antibiotico?”, “Come posso evitare il contagio?”. Per fare chiarezza, gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità rispondono alle domande più frequenti in un periodo in cui la circolazione dei virus respiratori è particolarmente intensa.

Sintomi respiratori: è sempre influenza?
Avere tosse, raffreddore o mal di gola non significa automaticamente avere l’influenza. In inverno, spiegano gli esperti, aumenta la circolazione di diversi agenti patogeni respiratori, sia virali che batterici, favorita dalla permanenza in ambienti chiusi e affollati. Oltre al virus influenzale circolano anche Sars-CoV-2, Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), rhinovirus e altri patogeni responsabili di infezioni respiratorie acute. Grazie al sistema di sorveglianza RespiVirNet, l’Iss monitora costantemente la diffusione dei virus e stima la loro incidenza: su 100 casi segnalati, ad esempio, solo una parte è effettivamente dovuta all’influenza.

Come si trasmettono i virus respiratori
I virus respiratori sono presenti tutto l’anno, ma in inverno si diffondono più facilmente. La trasmissione avviene soprattutto attraverso le goccioline di saliva prodotte parlando, tossendo o starnutendo, specialmente in ambienti chiusi. È possibile anche il contagio tramite contatto diretto o indiretto, toccando superfici contaminate e poi occhi, naso o bocca. Per questo motivo le infezioni respiratorie tendono a diffondersi rapidamente nei luoghi affollati.

Prevenzione: il vaccino resta centrale
Secondo l’Iss, la vaccinazione è la principale strategia di prevenzione per l’influenza e per ridurre il rischio di sintomi gravi e complicanze. Il vaccino va ripetuto ogni anno, poiché i virus influenzali mutano frequentemente. È fortemente raccomandato per anziani, persone con patologie croniche, operatori sanitari e caregiver, ma resta consigliato anche al resto della popolazione. Alte coperture vaccinali sono fondamentali per diminuire l’impatto dell’influenza in termini di ricoveri, complicanze e decessi.

Le buone abitudini che riducono il contagio
Accanto al vaccino, gli esperti ricordano l’importanza di semplici ma efficaci misure di protezione personale: lavare spesso le mani, curare l’igiene respiratoria tossendo o starnutendo nel gomito o in un fazzoletto, restare a casa in presenza di sintomi febbrili, evitare contatti stretti con persone malate, non toccarsi occhi, naso e bocca e arieggiare frequentemente gli ambienti.

Quando arriva il picco dell’influenza
Ogni anno in Italia si registrano tra i 12 e i 16 milioni di casi di infezioni respiratorie. Il picco si colloca di solito tra fine dicembre e fine febbraio, anche se può variare. Dopo il picco i contagi diminuiscono gradualmente, motivo per cui è importante non abbassare la guardia anche nelle settimane successive. Da questa stagione, inoltre, l’Iss ha ampliato la definizione di caso includendo tutti i sintomi riconducibili alle infezioni respiratorie acute.

Antibiotici: perché non curano influenza e Covid-19
La risposta degli esperti è netta: no, l’antibiotico non serve contro influenza o Covid-19. Gli antibiotici agiscono esclusivamente contro i batteri e sono inefficaci contro i virus. Assumerli senza indicazione medica è inutile e può essere dannoso, perché favorisce la resistenza batterica, rendendo più difficili future cure. Vanno utilizzati solo su prescrizione del medico, in presenza di infezioni batteriche confermate.

Serve fare il tampone se ho sintomi?
Attualmente non esiste alcun obbligo di legge per effettuare tamponi. Tuttavia, il test può essere utile in alcuni casi, previo confronto con il medico di base o il pediatra, per orientare correttamente la gestione dei sintomi e le eventuali cure.

Il ruolo della sorveglianza sanitaria
Il sistema di sorveglianza coordinato dall’Iss, attivo da oltre 25 anni, raccoglie dati grazie a medici di medicina generale e pediatri sentinella, che segnalano i casi e contribuiscono all’identificazione dei virus circolanti. I dati vengono analizzati a livello nazionale e condivisi con Ecdc e Oms, permettendo di monitorare l’andamento stagionale delle infezioni respiratorie e di orientare le strategie di prevenzione.

In sintesi, con l’influenza ormai al picco, la prevenzione resta l’arma più efficace: vaccinazione, comportamenti responsabili e uso corretto dei farmaci. Gli antibiotici, ribadiscono gli esperti, non sono una cura universale e vanno usati solo quando davvero necessari.

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