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CRONACA

Chi è Marin Jelenic, accusato dell’omicidio del capotreno a Bologna

36 anni, croato, con precedenti per violenza e armi improprie. Aveva un foglio di via

Chi è Marin Jelenic, accusato dell’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio

Marin Jelenic a Bologna lo conoscevano in molti. Ora è l’uomo fermato con l’accusa di aver ucciso il capotreno Alessandro Ambrosio, seguito a lungo prima dell’aggressione mortale. Nato in Croazia il 20 marzo 1989, Jelenic è descritto come un habitué della stazione ferroviaria, dove passava gran parte delle giornate tra il primo binario, le panchine e gli angoli più riparati in cerca di caldo.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, era noto per comportamenti molesti e violenti, soprattutto quando si trovava in stato di ebbrezza. A suo carico risultano denunce per ubriachezza molesta, possesso di coltelli e armi improprie, oltre che per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Sarebbe inoltre affetto da disturbi psichiatrici, elemento ora al centro delle valutazioni giudiziarie.

I precedenti di Jelenic risalgono al 2019 e si protraggono fino al 2023. Dopo un periodo di assenza – durante il quale si ipotizza un rientro in Croazia – il suo nome ricompare nelle segnalazioni nel 2025, con episodi registrati in diverse città: Milano, Pavia, Lodi, Udine, Reggio Emilia, Modena e Bologna. In più occasioni era stato trovato in possesso di armi improprie; in un caso, armato di spranga metallica, aveva aggredito operatori intervenuti per identificarlo. Per lui era stato disposto anche un foglio di allontanamento.

Il 5 gennaio, poche ore prima dell’omicidio, Jelenic era stato identificato e allontanato dalla stazione di Bologna. Le immagini delle telecamere di sorveglianza, spiegano gli inquirenti, lo mostrano mentre segue Alessandro Ambrosio per un lungo tratto, camminandogli sempre alle spalle fino al parcheggio riservato al personale ferroviario. È lì che sarebbe avvenuta l’aggressione fatale.

Dopo il delitto, Jelenic sarebbe salito su un treno regionale diretto a Milano, viaggiando senza biglietto. Anche durante il tragitto avrebbe tenuto comportamenti aggressivi nei confronti dei passeggeri e del capotreno. Per questo motivo è stato fatto scendere a Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza, dove i carabinieri lo hanno controllato e poi rilasciato: l’omicidio non era ancora stato scoperto.

Nel quartiere di piazza XX Settembre, zona che frequentava abitualmente, era conosciuto anche dagli esercenti. «Da noi è passato diverse volte», ha raccontato a Repubblica Simone Ballini, titolare di una bar-tabaccheria della zona. «Sono rimasto sgomento leggendo i giornali e riconoscendolo dalla foto. Veniva per un caffè o per comprare i gratta e vinci, ma stava sulle sue».

Ora la sua posizione è al vaglio della magistratura. L’inchiesta dovrà chiarire dinamica, movente e responsabilità, oltre a valutare il peso delle sue condizioni psichiatriche e il perché, nonostante le numerose segnalazioni e i provvedimenti di allontanamento, fosse ancora libero di muoversi in uno dei luoghi più sensibili della città.

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