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Supermercati chiusi la domenica per tagliare i costi: la proposta di Coop

Il presidente di Ancc-Coop: "Nel 2026 crescita quasi zero e famiglie con la spesa compressa"

Supermercati chiusi la domenica per tagliare i costi: la proposta di Coop

La grande distribuzione guarda al 2026 con prudenza e apre a una scelta finora considerata tabù: chiudere i supermercati la domenica per contenere i costi e recuperare produttività. A lanciare la proposta è Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop, che riunisce 72 cooperative di consumatori con oltre 2.200 punti vendita, più di 57mila dipendenti e 9 milioni di clienti ogni settimana.

Secondo Dalle Rive, il quadro macroeconomico resta debole: il 2026 si preannuncia come un anno di crescita marginale, con un Pil stimato attorno allo 0,2% e consumi fermi allo 0,3%. "L’Italia sarà un Paese con una crescita poco significativa, vicina allo zero, e con consumatori la cui capacità di spesa è sempre più compressa dalle spese obbligate", spiega. In questo contesto, la grande distribuzione arriva da un 2025 difficile, segnato da un calo dei volumi di vendita e da margini sotto pressione.

La proposta di Coop è quella di avviare un confronto con il resto del settore per arrivare a un modello condiviso di apertura su sei giorni, rinunciando alla domenica. "Come Coop stiamo facendo una riflessione che vorremmo condividere con l’intero sistema della grande distribuzione – afferma Dalle Rive – per capire se sia possibile arrivare a un punto di caduta comune". Le aperture domenicali e festive, ricorda, furono introdotte con il decreto "Salva Italia" del governo Monti, ma oggi il contesto economico è profondamente cambiato.

Dal punto di vista dei costi, la domenica pesa in modo significativo sui bilanci: il lavoro festivo comporta maggiorazioni salariali di almeno il 30%, incidendo in modo diretto sulla redditività dei punti vendita. Secondo le stime dell’Ufficio studi Coop, una chiusura generalizzata potrebbe generare per l’intero sistema della Gdo italiana un recupero di efficienza compreso tra 2,3 e 2,6 miliardi di euro. Risorse che potrebbero essere reinvestite in promozioni, contenimento dei prezzi e miglioramento delle condizioni di lavoro.

C’è anche un tema sociale e organizzativo. "Una parte dei nostri dipendenti non vuole più lavorare la domenica", sottolinea Dalle Rive. Le analisi interne di Coop indicano inoltre che circa un italiano su tre non fa la spesa la domenica e che una quota rilevante degli acquisti si sposterebbe semplicemente sugli altri giorni della settimana, senza una perdita strutturale di fatturato.

Il rallentamento dei consumi è confermato anche dai sondaggi dell’Ufficio studi Coop, realizzati a dicembre in collaborazione con Nomisma. Sei italiani su dieci dichiarano di vivere un clima di preoccupazione e incertezza, legato soprattutto alle tensioni geopolitiche e all’aumento delle spese incomprimibili. Le famiglie prevedono di spendere di più per utenze, bollette, salute e generi alimentari, mentre si riduce lo spazio per i consumi discrezionali.

Nel carrello, spiegano i manager del settore, entreranno sempre più prodotti a marchio del distributore, considerati un’alternativa conveniente ai brand tradizionali. L’81% dei manager del food & beverage prevede infatti un aumento della spesa per le private label, mentre rallenta la crescita dei discount. Parallelamente, cresce il tempo trascorso in casa e si riducono i consumi fuori, con il delivery atteso in aumento.

In questo scenario, la proposta di chiudere i supermercati la domenica non viene presentata come una rinuncia, ma come una leva strategica per adattare il modello della grande distribuzione a un Paese che cambia. "Serve efficienza, equilibrio e sostenibilità economica e sociale", conclude Dalle Rive. La partita ora è capire se l’intero settore sarà disposto a fare un passo comune in questa direzione.

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