VOCE
08.01.2026 - 20:30
Dal 2026 cambiano le regole dell’Assegno di inclusione (Adi). Come stabilito dall’ultima Legge di Bilancio, il sostegno economico viene ora erogato senza interruzioni, superando definitivamente il meccanismo dello stop tra un ciclo e l’altro. Tuttavia, resta una novità che incide direttamente sulle somme percepite: nel primo mese successivo al rinnovo l’importo dell’assegno viene dimezzato. Una soluzione pensata per garantire continuità nei pagamenti, ma senza ricorrere più al bonus straordinario.
Cos’è l’Assegno di inclusione
L’Assegno di inclusione è stato introdotto con la legge n. 85 del 3 luglio 2023 ed è entrato in vigore il 1° gennaio 2024, sostituendo il Reddito di cittadinanza. Si tratta di una misura di contrasto alla povertà rivolta a singoli individui o nuclei familiari non occupabili, che si trovano in condizioni di difficoltà economica e sociale.
Addio allo stop dopo i 18 mesi
In origine l’Adi prevedeva 18 mesi di erogazione continuativa, con la possibilità di un solo rinnovo annuale e una sospensione tra un ciclo e l’altro. Proprio quella pausa aveva portato, nel 2025, all’introduzione di un bonus “ponte” da 500 euro. Con la manovra 2026 questo sistema viene superato: il rinnovo può ora avvenire senza limiti temporali, purché siano mantenuti i requisiti richiesti. L’erogazione prosegue dunque senza interruzioni formali.
Chi può richiedere l’Assegno
Il beneficio è destinato a singoli o famiglie che abbiano almeno un figlio minorenne, un over 60, una persona con disabilità o un componente inserito in programmi socio-sanitari. L’importo varia in base al reddito, alla composizione del nucleo familiare e alla presenza di un contratto di affitto.
Dal punto di vista personale, il richiedente deve essere cittadino europeo o cittadino di Paesi terzi con permesso di soggiorno Ue di lungo periodo, oppure titolare di protezione internazionale. È inoltre richiesta la residenza in Italia da almeno cinque anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo. Non devono esserci misure cautelari in corso né condanne definitive negli ultimi dieci anni.
Il Patto di attivazione e l’erogazione
Una volta conclusa positivamente l’istruttoria, l’assegno viene riconosciuto dal mese successivo alla firma del Patto di attivazione digitale (Pad). Le somme vengono accreditate mensilmente su una carta di pagamento elettronica per un periodo iniziale di 18 mesi. Al termine del ciclo, il rinnovo può essere richiesto di anno in anno.
Importo dimezzato dopo il rinnovo
La principale novità del 2026 riguarda proprio la fase di rinnovo. Nel primo mese successivo al rinnovo, l’importo dell’Assegno di inclusione viene ridotto del 50%. Non si tratta di una sospensione, ma di una mensilità transitoria più bassa, che sostituisce il vecchio bonus ponte.
Esempi pratici
Un single senza reddito riceve un assegno massimo di 500 euro, che può salire fino a 780 euro in presenza di affitto. Dopo il rinnovo, nel primo mese percepirà tra 250 e 390 euro.
Una coppia senza reddito può arrivare a 750 euro, o 850 euro con affitto: dopo il rinnovo, l’importo scende temporaneamente a 375-425 euro.
Per una famiglia con due figli minori, l’assegno può raggiungere circa 1.000 euro al mese, che diventano 500 euro solo nel primo mese successivo al rinnovo.
Adeguamento all’inflazione
Dal 2026 è prevista anche la rivalutazione automatica degli importi, in linea con l’andamento dell’inflazione, come già avviene per le pensioni. L’obiettivo è tutelare il potere d’acquisto dei beneficiari nel tempo.
Quando arrivano i pagamenti
Per gennaio 2026, i pagamenti dell’Assegno di inclusione sono attesi nella parte finale del mese. I nuovi beneficiari riceveranno il primo accredito dopo la verifica dei requisiti e la sottoscrizione dei Patti previsti. Le date ufficiali vengono comunicate di volta in volta dall’Inps attraverso il sito istituzionale e l’area personale dei beneficiari.
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