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DECRETO SICUREZZA

Multe ai genitori e stop ai coltelli

Cos’è la legge “anti maranza” contro la violenza giovanile

Multe ai genitori e stop ai coltelli

Il governo apre il 2026 con una nuova stretta su sicurezza e criminalità giovanile. Un pacchetto di misure, già ribattezzato “legge anti maranza”, pensato per contrastare in modo più duro i reati commessi da minori e rispondere alle critiche su sicurezza e immigrazione. L’annuncio è arrivato attraverso i canali social di Fratelli d’Italia: "Siamo al lavoro su un nuovo piano per la sicurezza: un disegno di legge che rafforza il contrasto alla criminalità giovanile attraverso l’inasprimento delle pene, la lotta ai maranza e la previsione di sanzioni anche per i genitori di figli minorenni".

Nel messaggio non manca l’attacco politico: "Mentre la sinistra riscopre oggi la parola sicurezza dopo anni di lassismo e ambiguità, questo Governo se ne occupa con serietà e costanza fin dal suo insediamento".

Il disegno di legge e la corsia preferenziale

Il provvedimento è in lavorazione da mesi al Viminale e dovrebbe arrivare in Parlamento come ddl ordinario, con richiesta di corsia preferenziale. L’impostazione è quella di una risposta rapida e immediata dello Stato ai comportamenti illegali, soprattutto quelli riconducibili a microcriminalità giovanile e violenza urbana.

Il cuore della riforma è la responsabilizzazione del contesto familiare. Quando un reato viene commesso da un minorenne, la sanzione non ricade solo sull’autore materiale ma può estendersi anche ai genitori o a chi esercita la vigilanza, chiamati a rispondere in solido sul piano economico e amministrativo. L’idea è che colpire l’ambiente di riferimento possa rafforzare il controllo educativo e ridurre il rischio di recidiva.

Stop ai coltelli e sanzioni accessorie

Tra le misure più rilevanti c’è il divieto assoluto di porto di strumenti atti ad offendere, in particolare dei coltelli. L’obiettivo è ridurre l’uso immediato di armi da taglio, spesso protagoniste di episodi di violenza tra giovani. Solo a Pescara, il fenomeno ha portato all’omicidio del 17enne Thomas Christopher Luciani nel giugno 2024.

Il disegno di legge attribuisce inoltre al prefetto nuovi poteri per l’applicazione di sanzioni amministrative accessorie, come il ritiro o la sospensione di patente, passaporto o permesso di soggiorno, fino alla possibilità di impedirne il rilascio. Una linea dura che punta a garantire la certezza della sanzione, evitando che molti reati minori restino impuniti a causa dei tempi della giustizia penale.

Alcune violazioni oggi considerate penali verrebbero trasformate in illeciti amministrativi, puniti con multe immediate, rafforzando il presidio dell’ordine pubblico.

Lo “scudo giuridico”

Nel testo è prevista anche una norma sul cosiddetto “scudo giuridico”. In pratica, quando una persona agisce in legittima difesa o in situazioni giustificate dalla legge, non scatterà automaticamente l’iscrizione nel registro degli indagati. La tutela, inizialmente pensata per le forze dell’ordine, viene estesa a tutti i cittadini, senza però impedire alla magistratura di proseguire le indagini se necessario.

Una risposta anche politica

La nuova stretta serve anche a blindare politicamente il governo dalle critiche di chi, a tre anni dall’insediamento, non percepisce ancora risultati concreti sul fronte della sicurezza. Il ddl si inserisce in un percorso già avviato: nella legislatura in corso è stata approvata la legge 17 maggio 2024 n.70 contro bullismo e cyberbullismo, seguita nel 2025 da un decreto attuativo che ha rafforzato l’assistenza alle vittime e la responsabilità civile dei genitori per i danni causati dai figli minori online.

Il nuovo provvedimento sposta però l’asse dalla prevenzione educativa alla deterrenza amministrativa immediata.

Anche la Lega prepara il suo ddl

Sul tema si muove anche la Lega, che ha depositato una proposta autonoma sulla cittadinanza con requisiti più stringenti, norme definite anch’esse “anti maranza”, esami di integrazione e ampliamento dei casi di revoca. Come già avvenuto con il decreto anti rave e il decreto Caivano, la sicurezza resta uno dei principali terreni di confronto politico.

Resta aperta la questione decisiva: l’efficacia reale delle norme, che non dipenderà solo dalla loro severità ma dalla capacità dello Stato di applicarle concretamente nei territori e nelle città.

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