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SALUTE A TAVOLA
10.01.2026 - 18:00
Bere meno per stare meglio. È il messaggio del Dry January, l’iniziativa che ogni gennaio invita a sospendere il consumo di alcol. Ma secondo medici, ricercatori e associazioni, limitare il problema alla salute individuale è riduttivo. L’alcol non è soltanto un rischio per il fegato o un fattore di dipendenza: è un fenomeno strutturale che genera un costo sociale ed economico enorme.
In Francia, il conto è impressionante: 102 miliardi di euro l’anno, secondo i dati dell’Osservatorio francese delle droghe e delle dipendenze. Una cifra che comprende spese sanitarie, costi per prevenzione e repressione, ma anche perdite indirette legate a vite umane spezzate, produttività ridotta e peggioramento della qualità della vita.
Il legame tra alcol e violenza
“L’alcol costa molto più di quanto renda”, sintetizza Emmanuel Ricard, presidente della Lega contro il cancro. I numeri confermano questa affermazione: l’alcol è tra le prime cause di accesso ai pronto soccorso, ed è fortemente correlato a risse, aggressioni domestiche e sessuali, oltre che agli incidenti stradali.
Il nodo più delicato riguarda il rapporto tra alcol e violenza, soprattutto maschile. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’alcol è responsabile di circa 800 mila morti l’anno in Europa ed è coinvolto in un decesso su tre legato a traumi o atti violenti. È inoltre riconosciuto come “fattore di rischio maggiore” nelle violenze contro donne e bambini, come confermano i centri antiviolenza.
Un dato culturale inquietante emerge dalle indagini: un francese su quattro ritiene che, se una donna è ubriaca, non si possa parlare di stupro. Un’indicazione chiara di quanto l’alcol contribuisca a distorcere la percezione della responsabilità e del consenso.
Il “costo della virilità”
A quantificare ulteriormente il fenomeno è la storica Lucile Peytavin, che ha tradotto questi effetti in numeri. Secondo le sue stime, il costo delle violenze maschili – tra spese giudiziarie e conseguenze per le vittime – raggiunge 95,2 miliardi di euro l’anno. Una cifra che, secondo l’autrice del libro Il costo della virilità, sarebbe in gran parte evitabile.
“Se la criminalità degli uomini fosse al livello di quella delle donne, questi costi crollerebbero”, sostiene Peytavin. Il problema, spiega, non è solo individuale ma profondamente culturale: “Ai ragazzi viene insegnata una virilità fatta di dominio e repressione delle emozioni, che con l’alcol si trasforma in disinibizione e violenza. Le donne non si comportano così: se possiamo educare in questo modo il 50% della popolazione, possiamo farlo anche con l’altro 50%”.
Le richieste delle associazioni
Da anni le associazioni chiedono interventi più incisivi per ridurre l’impatto dell’alcol sulla società. Tra le misure proposte ci sono l’introduzione di un prezzo minimo per unità alcolica, limiti più stringenti alla pubblicità e campagne di sensibilizzazione che colleghino in modo esplicito alcol e violenza di genere.
Alcuni di questi strumenti sono già stati adottati in Scozia e Irlanda, ma nella maggior parte dei Paesi europei non sono mai diventati politiche strutturali. Eppure, secondo gli esperti, ridurre il consumo di alcol non significherebbe solo vivere più sani, ma anche risparmiare miliardi e prevenire migliaia di morti e violenze ogni anno.
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