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CRONACA

Famiglia nel bosco, parla la maestra

“Il clima è teso, ma aiuterò ogni bambino. Vorrei solo lavorare in pace”

Famiglia nel bosco, parla la maestra

Avrei aiutato qualunque bambino: non si tratta di un caso particolare”. Con queste parole Lidia Camilla Vallarolo, 66 anni, maestra andata in pensione da poco più di un anno, spiega la sua scelta di occuparsi dell’istruzione dei tre figli della cosiddetta “famiglia nel bosco”. In un’intervista al quotidiano Il Centro, racconta le motivazioni che l’hanno spinta a farsi avanti e ammette che l’eco mediatica della vicenda l’ha sorpresa più di quanto immaginasse. “Avrei preferito agire nell’anonimato”, confessa.

Chi è la maestra che seguirà i bambini

Originaria di Torino, ma residente a Vasto dall’età di dodici anni, Vallarolo ha insegnato alla scuola Spataro dal 1996. Dopo il pensionamento, si è proposta come volontaria per supportare l’istituto. “Pensavo di dare una mano alle mie ex colleghe con i tanti bambini stranieri che stanno arrivando e che non conoscono l’italiano”, spiega. La decisione di occuparsi dei tre bambini è nata in questo contesto. “Credo che chi decide di offrire il proprio aiuto non debba scegliere in base alle preferenze personali, ma andare dove c’è bisogno. Me lo hanno chiesto e ho accettato”.

Un approccio basato sulla fiducia

Sul piano educativo, la maestra chiarisce che il primo passo sarà costruire un clima di fiducia, partendo dal gioco. “Immagino siano bambini provati da ciò che stanno vivendo, quindi servirà molta delicatezza”, racconta. Dal punto di vista didattico non si dice preoccupata, forte dell’esperienza maturata in tanti anni di insegnamento.

A pesare, però, è il contesto esterno. “Ricevo telefonate continue da numeri sconosciuti e temo quello che potrebbe essere scritto dai giornalisti”, ammette. La sua paura è che le intenzioni vengano fraintese o che la situazione possa degenerare sul piano personale e legale. “Ho paura di subire denunce, visto il clima molto teso. Spero solo di poter lavorare serenamente, nell’interesse di questi bambini”.

Una testimonianza che restituisce il lato umano di una vicenda diventata caso mediatico, e che mette al centro non lo scontro o la polemica, ma il diritto dei bambini a essere seguiti e tutelati, anche in un contesto difficile.

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