VOCE
CRONACA
15.01.2026 - 20:00
È arrivato il 12 gennaio il via libera del Consiglio dei ministri al disegno di legge sui caregiver familiari, un provvedimento atteso da anni che apre formalmente le porte del welfare nazionale e locale a una figura rimasta a lungo invisibile. La legge, promossa dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, mette in campo risorse certe: 250 milioni di euro per il 2027 e oltre 253 milioni annui dal 2028, con l’obiettivo di offrire un sostegno concreto a chi assiste persone non autosufficienti.
Per il Veneto, l’impatto potenziale è significativo: si stimano circa 400mila caregiver familiari, spesso costretti a rinunce lavorative, economiche e personali per sopperire alle carenze del sistema pubblico. Il cuore della misura è un contributo economico trimestrale, erogato dall’Inps, che può arrivare fino a 1.200 euro per ogni assistito. L’accesso, però, è regolato da requisiti stringenti: convivenza con l’assistito, attività di cura superiore a 91 ore settimanali, reddito da lavoro inferiore a 3.000 euro annui e Isee non oltre i 15.000 euro.
Proprio su questi paletti si è acceso il dibattito. I sostenitori parlano di un primo passo fondamentale dopo anni di inerzia legislativa; i critici temono invece che la misura diventi un sussidio per una platea troppo ristretta, escludendo chi possiede piccoli risparmi o una casa di proprietà. Accanto al sostegno monetario, il disegno di legge introduce tutele differenziate per migliorare la qualità della vita dei caregiver: lavoro agile, rimodulazione dell’orario, permessi e ferie solidali cedute dai colleghi. Sono previste anche agevolazioni per gli studenti caregiver, con esonero dalle tasse universitarie e riconoscimento di crediti formativi per l’attività di cura.
Un capitolo rilevante riguarda la certificazione delle competenze acquisite e il diritto a partecipare alla valutazione multidimensionale nel progetto di vita dell’assistito, riconoscendo così dignità e ruolo formale al caregiver nel percorso socio-sanitario. Sul piano politico, le reazioni sono articolate. Laura Bocchi, responsabile Disabilità della Lega in Veneto, definisce il provvedimento “un atto di civiltà che mette finalmente al centro chi ama e cura con dedizione insostituibile”, sottolineando la disponibilità della Regione a diventare modello attuativo grazie alla sinergia con la nuova giunta.
Non mancano però le voci critiche. Carlo Cunegato (Alleanza Verdi Sinistra) avverte che il riconoscimento formale non può diventare un parafulmine per coprire il declino dei servizi essenziali, richiamando liste d’attesa, carenza di medici di base e indebolimento della neuropsichiatria infantile. Prima di tutto, sostiene, servono servizi territoriali efficienti e accessibili.
Il percorso della legge proseguirà ora con l’iter parlamentare, per il quale è stata richiesta la procedura d’urgenza. Intanto è già stato stanziato un milione di euro per una piattaforma informatica Inps che consentirà di mappare la platea e definire i profili dei richiedenti. La ministra Locatelli ha riconosciuto che alcuni limiti, come la soglia Isee, potranno essere rivisti durante il confronto parlamentare, ribadendo però che la priorità era fissare basi normative chiare e risorse certe.
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