VOCE
ECONOMIA
21.01.2026 - 21:30
Nel 2026 arriva un nuovo bonus per le scuole paritarie, pensato per sostenere le famiglie nelle spese di iscrizione e frequenza. La misura, prevista dalla Legge di Bilancio (articolo 1, comma 519), riconosce un contributo economico fino a 1.500 euro per ciascuno studente, ma solo per un anno e a precise condizioni.
Il bonus è destinato alle famiglie con un Isee non superiore a 30 mila euro. Si tratta quindi di un aiuto mirato, che punta a coprire almeno in parte i costi sostenuti per l’istruzione dei figli nelle scuole paritarie.
Quali scuole rientrano nel bonus
Il contributo può essere utilizzato esclusivamente per la frequenza di scuole paritarie secondarie di primo grado (le medie) o del primo biennio delle scuole secondarie di secondo grado (i primi due anni delle superiori). Restano quindi escluse dal perimetro della misura le scuole dell’infanzia e le scuole primarie.
Come e quando si potrà richiedere
Il bonus sarà erogato direttamente dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, ma per ora mancano i dettagli operativi. La legge rimanda infatti a un decreto del ministro dell’Istruzione, di concerto con il ministero dell’Economia, che dovrà definire modalità di richiesta, tempistiche e criteri applicativi. Solo dopo la pubblicazione del decreto sarà possibile sapere quando e come presentare la domanda.
Quanto spetta davvero
La cifra di 1.500 euro rappresenta l’importo massimo. Il contributo effettivo sarà determinato secondo scaglioni inversamente proporzionali al valore dell’Isee, e comunque nei limiti delle risorse disponibili. Per il 2026 il fondo complessivo stanziato è pari a 20 milioni di euro.
Un bonus per ogni figlio
La norma prevede che il contributo spetti a ciascuno studente. Non sembra quindi esserci un limite rigido nel caso di famiglie con più figli iscritti alle scuole paritarie ammesse, anche se nel dibattito politico è circolata l’ipotesi di un tetto massimo cumulabile di 5 mila euro per nucleo familiare.
Chi sostiene la misura
Il bonus ha trovato il favore di diverse associazioni. Il Movimento italiano genitori lo definisce “un intervento storico per porre fine a una discriminazione che dura da oltre 25 anni”. Positivo anche il giudizio dell’Unione superiore maggiori d’Italia, secondo cui si tratta di “un passo decisivo verso la piena libertà di scelta educativa”. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha rivendicato la misura come il risultato di “un dialogo e di una collaborazione tra governo e maggioranza”, parlando di “una battaglia di libertà portata avanti dal centrodestra da decenni”.
Le critiche dell’opposizione
Di segno opposto la reazione delle opposizioni, in particolare del Movimento 5 Stelle. La senatrice Barbara Floridia ha definito il bonus “inconcepibile” e “indecente”, accusando il governo di togliere risorse alla scuola statale per finanziare quella paritaria. Secondo i pentastellati, nei prossimi anni alla scuola pubblica verrebbero sottratti quasi 900 milioni di euro.
Il Ministero replica sottolineando che la Legge di Bilancio aumenta complessivamente i fondi per l’istruzione. La Cgil, però, contesta i numeri: nel 2026 le risorse crescerebbero di 875 milioni, pari a un +1,5%, ma a fronte di un’inflazione stimata all’1,7%, con il rischio di un calo reale degli investimenti. Secondo la Flc Cgil, i tagli lineari alla scuola statale proseguiranno fino al 2028, per circa 250 milioni di euro.
Il bonus scuole paritarie 2026 si inserisce così in un confronto politico acceso sul modello di istruzione e sul finanziamento del sistema scolastico, tra chi lo vede come una tutela della libertà educativa e chi come un indebolimento della scuola pubblica.
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