VOCE
CRONACA
21.01.2026 - 19:00
Un gesto che cambia una vita e segna la storia della medicina italiana. Un padre ha donato due organi alla figlia di 7 anni, permettendo il primo trapianto combinato da donatore vivente mai eseguito in Italia. L’intervento è stato realizzato all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo: alla piccola Sofia, nome di fantasia, sono stati trapiantati un rene e una porzione di fegato, entrambi donati dal padre.
La bambina, originaria della Serbia, soffriva di una rara patologia genetica che aveva compromesso gravemente fegato e reni. Padre e figlia sono stati dimessi e stanno bene. Sofia resterà a Bergamo per i controlli, ma potrà finalmente tornare a una vita normale.
Una vita segnata dalla dialisi
La malattia aveva stravolto l’infanzia di Sofia. Dall’età di quattro anni era sottoposta a dialisi peritoneale domiciliare, per 13–18 ore al giorno. Con il peggiorare del quadro clinico era stato necessario passare all’emodialisi a giorni alterni, riducendo drasticamente la sua libertà di movimento. La successiva cirrosi epatica aveva reso impossibile un trapianto di solo rene. “È una gioia vedere che nostra figlia ha riacquistato l’appetito e la voglia di giocare”, ha raccontato il padre, spiegando che prima la bambina si stancava facilmente e doveva fermarsi di continuo.
Un iter rigoroso e il via libera della Procura
La famiglia è arrivata a Bergamo su richiesta del Ministero della Salute serbo. Per un trapianto da donatore vivente l’iter è stringente: valutazione di idoneità, parere positivo della Commissione Regionale di Parte Terza e infine il nulla osta della Procura di Bergamo. Gli specialisti hanno scelto il trapianto simultaneo per evitare che Sofia restasse in dialisi dopo un eventuale trapianto di solo fegato e per risparmiare al padre un secondo intervento in anestesia generale.
Diciotto ore di chirurgia con due équipe
L’operazione è iniziata alle 9.30 del 18 dicembre ed è terminata alle 3.37 della notte successiva: 18 ore complessive. In due sale operatorie adiacenti hanno lavorato 6 chirurghi, 7 anestesisti e 20 infermieri. L’équipe della Chirurgia 3 – Trapianti addominali, diretta da Domenico Pinelli, ha valutato i rischi per il donatore come accettabili rispetto ai benefici per la bambina. “La decisione di donare l’avevamo presa io e mia moglie più di due anni fa”, ha spiegato il padre, aggiungendo di aver fatto “ciò che farebbe qualsiasi genitore”.
La tecnica split e un primato italiano
Il Papa Giovanni XXIII è uno dei pochi centri italiani autorizzati ai trapianti di tutti gli organi, anche pediatrici. Qui nel 1999 è stata introdotta la tecnica split del fegato, che consente di dividere l’organo per un adulto e un bambino, contribuendo ad azzerare la lista d’attesa pediatrica in Italia. Oggi il centro è tra i più esperti al mondo: circa il 75% dei trapianti epatici pediatrici utilizza questa metodica.
Nel caso di Sofia, la tecnica è stata adattata per prelevare dal genitore circa il 25% del fegato necessario alla figlia, insieme al rene: un intervento mai realizzato prima nel nostro Paese, descritto solo in rari casi nella letteratura europea. Un risultato che apre nuove prospettive per i piccoli pazienti e conferma Bergamo come polo di eccellenza internazionale nei trapianti pediatrici.
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