VOCE
CRONACA
21.01.2026 - 18:00
Il Tar dell’Emilia-Romagna ha annullato il provvedimento “Bologna Città 30”, che estendeva a tutta la città il limite di velocità di 30 km orari, giudicandolo “non legittimo”. Secondo i giudici, infatti, i limiti non possono essere generalizzati, ma devono essere dettagliati strada per strada, sulla base di criteri specifici. Una decisione che però non ferma il Comune: il sindaco Matteo Lepore ha già annunciato che la misura “va avanti perché serve a salvare vite” e che verranno adottati nuovi atti amministrativi per superare la sentenza.
Il sindaco lo chiarirà in una conferenza stampa prevista per oggi, mercoledì 21 gennaio, in cui illustrerà le contromisure burocratiche necessarie. “La sentenza pone questioni formali sugli atti, alle quali siamo pronti a rispondere – spiega Lepore – ma conferma la funzione pianificatoria del Comune sui limiti di velocità”.
I numeri di Bologna Città 30
Il progetto è entrato in vigore a gennaio 2024, dopo sei mesi di sperimentazione, ribaltando l’impostazione tradizionale del Codice della strada: a Bologna il limite è 30 km/h ovunque, tranne su alcune arterie principali, come i viali di circonvallazione, dove resta a 50. I risultati, rivendica il Comune, sono significativi. Nel primo anno Bologna è stata l’unica città metropolitana italiana senza pedoni morti sulle strade. Nel complesso si è registrato un calo del 50% delle vittime, insieme a una riduzione del numero totale di incidenti e dei feriti.
Cosa succede ora
Con la sentenza del Tar, in teoria Bologna dovrebbe tornare al limite standard dei 50 km/h. La decisione è stata accolta con favore da Fratelli d’Italia, che ha sostenuto il ricorso presentato dai tassisti, secondo cui la “Città 30” avrebbe ridotto il numero delle corse e quindi i guadagni. Esulta anche il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, tra i più critici del modello bolognese, poi adottato anche da Milano e Roma. I giudici hanno sostanzialmente avallato la sua linea: no a divieti generalizzati, sì a limiti motivati strada per strada, in presenza di fattori oggettivi come alto passaggio pedonale, scuole, marciapiedi stretti o non adeguati.
Per il Comune non cambia la sostanza
Da Palazzo d’Accursio, però, il messaggio è netto: nella pratica non cambierà nulla. “La Città 30 andrà avanti – ribadisce Lepore – le vittime della strada e i loro familiari ce lo chiedono. Il nostro obiettivo resta quello che abbiamo sempre rivendicato: salvare vite, ridurre e prevenire gli incidenti. E in questi due anni abbiamo dimostrato che è possibile”.
La battaglia ora si sposta sul piano amministrativo e politico, ma Bologna non sembra intenzionata a fare passi indietro su una misura che considera centrale per la sicurezza stradale.
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