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SANITÀ

Medici sospesi ma ancora in corsia

Sanzioni congelate anche per otto anni: pazienti all’oscuro, ricorsi bloccati

Medici sospesi ma ancora in corsia

In Veneto 34 medici risultano formalmente sanzionati, ma continuano a esercitare perché i provvedimenti disciplinari restano congelati per anni. Il motivo è l’ingorgo della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps), l’organo di secondo grado che deve esaminare i ricorsi: finché non decide, la sanzione non produce effetti.

Il caso più eclatante è Padova, dove una misura firmata dall’Ordine otto anni fa non ha mai avuto esecuzione. Venezia supera i cinque anni, Treviso è sulla stessa soglia. Nel frattempo, i pazienti non sanno nulla: i professionisti risultano regolarmente iscritti agli Albi e visitano come sempre. Una situazione che danneggia tutti: i cittadini, che non hanno trasparenza, e i medici, costretti ad attendere tempi indefiniti per far valere le proprie ragioni.

Perché tutto è fermo
Il collo di bottiglia è la Cceps. Nel 2025 l’arretrato sfiorava mille fascicoli: numeri che hanno reso le decisioni bibliche. L’effetto pratico è che radiazioni e sospensioni restano sospese per anni dopo il ricorso.

I casi più noti
Tra i procedimenti incagliati c’è quello del medico trevigiano Riccardo Szumski, oggi consigliere regionale, sanzionato nel 2021 per le posizioni sui vaccini anti-Covid e ancora in attesa di una definizione.
A Venezia, l’anestesista Matteo Penzo è stato convocato dopo la morte per osteosarcoma del 14enne Francesco Gianello: i genitori sono a processo per omicidio, accusati di aver ritardato le cure affidandosi a metodi non convenzionali. Penzo, vicino alle posizioni hameriane, avrebbe avuto contatti con la famiglia. Esiti? Impossibile saperlo: sul sito dell’Ordine risulta iscritto, ma non è chiaro se per assenza di sanzioni o perché impugnate. Situazione analoga per Ennio Caggiano, anch’egli regolarmente iscritto nonostante una sanzione legata alle posizioni sui vaccini. Indeterminatezza totale per medici e pazienti.

Qualcosa si muove (forse)
Nell’autunno scorso la Cceps è stata riorganizzata per smaltire l’arretrato. Tra i nuovi componenti anche veneti, come Giovanni Leoni (presidente dell’Ordine di Venezia) e il medico padovano Marco De Berardinis.
Il presidente dell’Ordine di Padova Filippo Crimì spiega: “Per anni i lavori della Cceps si sono rallentati o bloccati, permettendo anche a chi sarebbe stato sospeso o radiato di continuare a lavorare. Ora, grazie all’intervento del Governo e all’impegno della Fnomceo, l’attività è ripartita e l’arretrato sta iniziando a ridursi”. L’obiettivo è normalizzare nel 2026: “Il secondo grado è giusto, ma se il sistema si blocca il ricorso diventa solo un modo per rinviare la sanzione”.

Il nuovo stop
Il 19 dicembre la Commissione ha ripreso a esaminare una ventina di casi arretrati (molti legati a posizioni anti-obbligo vaccinale), ma si è concluso con un rinvio. Le difese hanno sollevato eccezioni. L’avvocato Mauro Sandri contesta la terzietà di alcuni componenti e parla di “tribunale speciale” per i procedimenti Covid, sostenendo che il quadro giuridico è cambiato e che non sarebbe stata rispettata una calendarizzazione ordinaria.

Il nodo da sciogliere
Finché la Cceps non accelera davvero, le sanzioni restano invisibili e la fiducia nel sistema si erode. Trasparenza, tempi certi e terzietà sono la chiave: per tutelare i pazienti e garantire diritti e doveri a chi esercita la professione.

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