VOCE
CRONACA
26.01.2026 - 20:00
I video dell’uccisione di Alex Pretti a Minneapolis smentiscono in modo netto la versione fornita dagli agenti dell’Ice e rilanciata dal presidente Donald Trump. L’infermiere 37enne non aveva armi in mano, non minacciava nessuno e stava semplicemente filmando l’operazione della polizia dell’immigrazione con il suo telefono.
A mentire, secondo le immagini, sono stati sia Trump sia la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem, che aveva sostenuto che Pretti «voleva fare del male agli agenti». I filmati raccontano un’altra storia.
Nei video si vede Pretti solo in mezzo alla strada, con un telefono in una mano e l’altra libera. Indossa un giaccone, un cappellino da baseball e occhiali da sole. Quando un agente spinge violentemente due donne che protestano, Pretti le protegge, aiutandone una a rialzarsi dopo una caduta. A quel punto viene spruzzato con spray urticante, poi atterrato, immobilizzato a terra a pancia in giù e picchiato da più agenti.
Un agente si allontana impugnando una pistola: è l’arma che Pretti portava legalmente, come consentito dalla Costituzione americana, ma che gli era stata sottratta mentre era già a terra. Si sente un agente gridare: "Ha un’arma", ma è evidente che Pretti non l’ha mai impugnata né usata per minacciare.
Subito dopo si sentono dieci colpi in cinque secondi. Alex Pretti viene ucciso mentre è disarmato.
Secondo Percival Everett, scrittore afroamericano e autore di James, "quello che si vede nei video è una esecuzione pubblica". In un’intervista a Repubblica parla apertamente di deriva autoritaria: "Negli Stati Uniti la guerra civile è già iniziata. Uno Stato che spara ai suoi cittadini inermi e poi mente sui fatti è uno Stato contro il popolo".
Everett accusa l’amministrazione Trump di usare la caccia ai clandestini come pretesto per terrorizzare anche i cittadini americani: "Agenti mascherati che agiscono impunemente, violando la Costituzione. Il messaggio è che delle regole non importa più nulla". E aggiunge: "Forse cercano uno scontro per poter invocare l’Insurrection Act e restringere ancora di più i diritti".
Per lo scrittore, non si tratta più solo di razzismo: "Si colpisce chi non si allinea. Questo ha un nome: fascismo". Un fenomeno che, avverte, molti americani faticano a riconoscere: "Vivono immersi nei cellulari, bevendo bugie ripetute all’infinito, mentre l’informazione è sempre più concentrata in poche mani".
Everett chiude con un elogio alle proteste contro l’Ice: "Sono orgoglioso di chi scende in piazza senza cadere nella trappola della violenza. È tragicamente ironico che Trump dica di voler bombardare l’Iran per difendere i manifestanti, mentre permette ai suoi agenti di sparare su cittadini americani disarmati".
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