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CRONACA

Ddl stupri, via libera al nuovo testo

Pene più alte, ma salta il “consenso”: scontro politico e accuse di patto tradito

Ddl stupri, via libera al nuovo testo

Sen. Giulia Bongiorno

La commissione Giustizia del Senato ha approvato il nuovo testo del ddl stupri proposto dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno, con il voto favorevole della maggioranza e il no di tutte le opposizioni. Il provvedimento riforma il reato di violenza sessuale, introducendo pene più severe, ma modifica uno dei punti più discussi: sparisce il riferimento al “consenso libero e attuale”, sostituito dal concetto di “volontà contraria”.

Nel dettaglio, il testo prevede reclusione da 7 a 13 anni per i casi di violenza con minaccia, abuso di autorità o coercizione, e da 6 a 12 anni per gli atti compiuti contro la volontà della vittima. La riformulazione segna una discontinuità rispetto al testo approvato all’unanimità alla Camera lo scorso novembre.

Bongiorno difende il provvedimento e rivendica una svolta a tutela delle donne: "Doppio aumento di pena, presunzione a favore della donna nei casi di freezing e dissenso accertato dal giudice. Nessuna inversione dell’onere della prova". E aggiunge: "Il mio testo mette al centro la volontà della donna. Quando non c’è né consenso né dissenso, nei casi di freezing c’è una presunzione di dissenso. Questa è una svolta".

Durissima la reazione delle opposizioni, che parlano di testo stravolto e di intese disattese. Il capogruppo Pd al Senato Francesco Boccia accusa: "Il testo della Camera è stato stravolto. Se la presidente del Consiglio aveva dato una parola, quella parola è stata smentita". Sulla stessa linea il M5S, che denuncia tempi compressi e assenza di una nuova discussione generale.

Per il Pd, con il voto di oggi “cade il patto Meloni-Schlein”. La capogruppo alla Camera Chiara Braga attacca: "C’era un patto chiesto dalle donne per una legge più giusta. È stato tradito". Replica Bongiorno: "Il patto era mettere al centro la volontà della donna. Patto pienamente rispettato".

Ora il testo entra nella fase dei lavori in commissione: lo scontro politico resta aperto, con il nodo del consenso al centro del dibattito.

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