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STORIA

30 gennaio 1945: 80 anni dal voto alle donne

Una conquista storica, arrivata con limiti ed esclusioni

30 gennaio 1945: 80 anni dal voto alle donne

Il 30 gennaio 1945 segna una data spartiacque per la storia democratica italiana: le donne ottengono il diritto di voto. Dopo decenni di battaglie politiche e civili, il Consiglio dei ministri deliberò la “concessione” del suffragio femminile, formalizzata con il Decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945. Una svolta epocale, che però arrivò con importanti eccezioni: restavano escluse le donne sotto i 21 anni e le prostitute “schedate”, in particolare quelle che esercitavano fuori dalle case autorizzate.

L’Italia era ancora monarchica e usciva distrutta dalla guerra. La decisione fu resa possibile dall’intesa tra Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi, che riconobbero l’urgenza di allineare il Paese ai processi di democratizzazione europei del dopoguerra. Il decreto, firmato da Umberto di Savoia durante il governo Ivanoe Bonomi, rappresentò però solo un primo passo: per il diritto di essere elette, le donne dovettero attendere ancora un anno.

Un percorso lungo e accidentato verso il suffragio universale

Il voto alle donne non nacque all’improvviso nel 1945. Già nel 1919, il Programma di San Sepolcro dei Fasci di combattimento lo includeva tra le proposte, e lo stesso Mussolini aveva inizialmente ipotizzato il voto amministrativo. Tutto si arenò però con le riforme autoritarie del regime tra il 1926 e il 1928.

La vera accelerazione arrivò durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1943, a Milano, nacquero i Gruppi di Difesa della Donna, legati alla Resistenza. Nel 1944 presero forma organizzazioni decisive come l’Unione Donne Italiane (UDI) e il Centro Italiano Femminile, che trasformarono l’attivismo femminile in una forza politica strutturata. Nell’ottobre dello stesso anno, le associazioni presentarono al governo una richiesta formale di suffragio universale.

Nel gennaio 1945, Togliatti scrisse a De Gasperi definendo “inevitabile” la discussione sul voto alle donne. Così, il 30 gennaio 1945, la questione arrivò in Consiglio dei ministri. La maggioranza dei partiti si espresse a favore, con l’eccezione di liberali, azionisti e repubblicani.

Le esclusioni e il nodo della piena cittadinanza

Il decreto del 1945 riconosceva il diritto di voto alle donne con almeno 21 anni, ma escludeva le prostitute “vaganti”. Solo nel marzo 1946, con il Decreto n. 74, arrivò anche il diritto all’elettorato passivo: le donne potevano finalmente essere elette, purché avessero almeno 25 anni.

Le prime elezioni amministrative con il voto femminile si tennero dal 10 marzo 1946, mentre il 2 giugno 1946, insieme al referendum monarchia-repubblica, le donne parteciparono per la prima volta alle elezioni politiche nazionali. In quell’occasione furono 21 le donne elette all’Assemblea Costituente. Cinque di loro – Maria Federici, Angela Gotelli, Nilde Jotti, Teresa Noce e Lina Merlin – entrarono nella Commissione incaricata di scrivere la Costituzione.

L’apertura del clero e il ruolo di Papa Pio XII

Anche dal mondo cattolico arrivò un segnale significativo. Il 21 ottobre 1945, Papa Pio XII dichiarò:
“Ogni donna, dunque, senza eccezione, ha il dovere di non rimanere assente, di entrare in azione […] per contenere le correnti che minacciano il focolare”.

Parole che contribuirono a legittimare socialmente la partecipazione politica femminile in un Paese ancora profondamente tradizionale.

La curiosità del rossetto alle urne

Il 2 giugno 1946, il Corriere della Sera invitò le donne a presentarsi al seggio senza rossetto. Il timore era che, umettando con le labbra il lembo della scheda da incollare, potessero lasciare un segno di riconoscimento e rendere nullo il voto. Il consiglio era chiaro: “Il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio”.

Ottant’anni dopo, quella conquista resta una pietra miliare: non un dono, ma il risultato di una lunga lotta che aprì alle donne italiane la strada della piena cittadinanza politica, seppur con ritardi, limiti e contraddizioni.

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