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CRONACA

Amazon, altri 16mila licenziamenti nel mondo

Tagli legati a riorganizzazione e intelligenza artificiale

Amazon, altri 16mila licenziamenti nel mondo

Amazon ha confermato una nuova ondata di licenziamenti che coinvolgerà circa 16mila dipendenti a livello globale. L’annuncio è arrivato ufficialmente il 28 gennaio attraverso una comunicazione firmata da Beth Galetti, vicepresidente del gruppo, dopo che una mail interna aveva anticipato la notizia nei giorni precedenti.

I tagli rientrano in un più ampio processo di riorganizzazione aziendale, legato alla riduzione dei livelli gerarchici, all’aumento dell’efficienza interna e alla crescente adozione dell’intelligenza artificiale nei processi operativi. Secondo quanto comunicato, i licenziamenti riguarderanno in particolare Stati Uniti, Canada e Costa Rica, nell’ambito di un piano interno denominato Project Dawn.

Le riduzioni che stiamo apportando oggi avranno un impatto su circa 16.000 ruoli in Amazon e stiamo lavorando duramente per supportare tutti coloro il cui ruolo è interessato”, ha spiegato Galetti. Negli Stati Uniti, i dipendenti coinvolti avranno 90 giorni di tempo per cercare una nuova collocazione interna. Negli altri Paesi, le tempistiche varieranno in base alle normative locali.

Per chi non riuscirà a ricollocarsi, Amazon ha assicurato indennità di uscita, servizi di supporto alla ricollocazione, copertura sanitaria dove prevista e altri benefit di transizione. Allo stesso tempo, l’azienda ha ribadito che i licenziamenti non coincidono con uno stop agli investimenti: “Continueremo ad assumere e investire in aree e funzioni strategiche per il nostro futuro”.

Non è la prima volta che il colosso dell’e-commerce ricorre a tagli così consistenti. Solo lo scorso ottobre erano stati annunciati 14mila licenziamenti, portando il totale recente a circa 30mila posti di lavoro eliminati. Una tendenza che aveva già fatto emergere dubbi sulla strategia occupazionale del gruppo.

A rafforzare questa lettura erano state anche le parole dell’amministratore delegato Andy Jassy, intervenuto al World Economic Forum di Davos: “Nei prossimi due anni prevedo che avremo meno persone di prima. I posti di lavoro saranno influenzati da ciò che sta accadendo con l’intelligenza artificiale”. Un’affermazione che lega in modo diretto la riduzione del personale all’automazione e all’uso crescente dell’AI.

Galetti ha però respinto l’idea di una stagione di licenziamenti ciclici: “Non è nei nostri piani annunciare riduzioni di massa ogni pochi mesi”. Resta però confermato che ogni team continuerà a valutare ruoli, velocità di esecuzione e capacità di innovazione, intervenendo quando necessario.

Amazon impiega oltre un milione di persone nel mondo e negli ultimi dodici mesi ha registrato ricavi per circa 700 miliardi di dollari. Dopo le massicce assunzioni durante la pandemia, la multinazionale sta ora affrontando un cambio strutturale del modello occupazionale, sempre più orientato all’automazione e all’intelligenza artificiale. I 16mila licenziamenti rappresentano così un tassello di una trasformazione più ampia che coinvolge l’intero settore tecnologico.

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