VOCE
SALUTE MENTALE
31.01.2026 - 12:00
"Se vuoi, puoi". "Pensa positivo". "Il tempo cura tutto". Frasi ripetute ovunque, dai social ai libri di auto-aiuto, che promettono forza, cambiamento e felicità. Ma dietro molti slogan motivazionali si nascondono falsi miti che, invece di aiutare, rischiano di aumentare frustrazione, senso di colpa e disagio psicologico. A smontarli è Paolo Borzacchiello, divulgatore ed esperto di intelligenza linguistica, nel nuovo podcast "Restiamo intelligenti – La scienza delle interazioni umane", in uscita il 6 febbraio su Audible.
L’obiettivo del podcast è chiaro: capire come funziona davvero il cervello, per imparare a usarlo senza subirne le distorsioni. Un passaggio fondamentale anche per evitare le trappole del self-help, che semplificano problemi complessi e attribuiscono tutto alla volontà individuale, ignorando contesto, limiti e bisogni reali.
1. "Pensa positivo!"
È uno dei miti più dannosi. Il cervello umano è programmato per considerare prima i rischi, perché questo aumenta le possibilità di sopravvivenza. Forzarsi alla positività costante significa negare emozioni fondamentali come paura, rabbia o tristezza, che hanno una funzione evolutiva. La ricerca mostra che reprimere le emozioni negative aumenta stress e sintomi fisici. Inoltre, visualizzare solo scenari positivi può ridurre l’impegno reale: il cervello, sentendosi già “arrivato”, perde motivazione ad agire. Più utile è accettare la varietà emotiva, quella che gli psicologi chiamano emodiversità, associata a maggiore resilienza e benessere.
2. "Volere è potere"
Dietro il celebre "se vuoi, puoi" si nasconde un messaggio pericoloso: se fallisci è colpa tua. In realtà la forza di volontà è una risorsa limitata, non un carburante infinito. Funziona per iniziare, non per sostenere il cambiamento nel tempo. Credere il contrario porta a ignorare fattori strutturali come competenze, supporto sociale e accesso alle risorse, alimentando cicli di auto-colpevolizzazione. La strategia più efficace è costruire abitudini, sistemi e contesti che funzionino anche quando la motivazione è a zero.
3. "Bastano 21 giorni per cambiare un’abitudine"
Un mito nato da un’osservazione degli anni Cinquanta e trasformato, col tempo, in una regola magica. La scienza dice altro: uno studio dell’University College London mostra che per consolidare una nuova abitudine servono in media 66 giorni, spesso molti di più. Pensare che bastino tre settimane crea aspettative irrealistiche e porta ad abbandonare al primo ostacolo. Il cambiamento richiede tempo, pazienza e progettazione intelligente.
4. "Segui la tua passione"
Sembra un invito liberatorio, ma può diventare una gabbia. La passione non è sempre innata: spesso nasce dall’esperienza. Gli studi distinguono tra passione armoniosa, che arricchisce senza divorare, e passione ossessiva, che diventa un obbligo identitario. Lo slogan spinge spesso verso la seconda, facendo credere che se non ami ogni istante di ciò che fai stai sbagliando tutto. Il risultato è una corsa continua alla “vera passione”, con insoddisfazione cronica. Più sano è coltivare competenze in qualcosa che interessa e ha valore per gli altri.
5. "Il tempo cura tutte le ferite"
Il tempo, da solo, non cura nulla. Senza elaborazione, un dolore non scompare: si sedimenta. Le neuroscienze mostrano che i traumi non affrontati restano attivi nel cervello anche dopo anni. Credere che basti aspettare può ritardare la richiesta di aiuto e trasformare una ferita acuta in sofferenza cronica. A fare la differenza è ciò che si fa nel tempo: terapia, relazioni sane, cambiamenti di contesto, nuove competenze.
La vera alternativa agli slogan
Il messaggio che emerge è chiaro: la crescita personale non è una questione di frasi motivazionali, ma di comprensione realistica del funzionamento umano. Smettere di credere ai miti del self-help non significa rinunciare al miglioramento, ma renderlo possibile, evitando colpe inutili e promesse irraggiungibili. La salute mentale passa anche da qui: meno slogan, più consapevolezza.
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