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"Altre sei settimane d’inverno": parla la marmotta Phil

Il "giorno della marmotta" tra folklore, tradizione e (poca) affidabilità scientifica

"Altre sei settimane d’inverno": parla la marmotta Phil

"Ci saranno altre sei settimane di inverno". Anche quest’anno il verdetto è arrivato puntuale da Punxsutawney Phil, la marmotta più famosa degli Stati Uniti. Come da tradizione, il responso è stato annunciato il 2 febbraio a Gobbler’s Knob, in Pennsylvania, davanti a una folla di centinaia di persone accorse per il Groundhog Day, il Giorno della Marmotta.
"È un momento magico", raccontano i membri del Groundhog Club, riconoscibili per frac e cilindro, mentre Phil esce dalla tana sotto gli occhi delle telecamere.

Da dove nasce il Giorno della Marmotta
La tradizione risale al XIX secolo, quando i coloni tedeschi portarono in Pennsylvania un’usanza europea basata sull’osservazione del comportamento degli animali per prevedere il meteo. La data del 2 febbraio coincide con la Candelora, festa cristiana legata simbolicamente al passaggio tra inverno e primavera. Con il tempo, Punxsutawney è diventata una piccola capitale del folklore americano, capace di attirare migliaia di visitatori ogni anno e di trasformare il rito in un evento mediatico seguito in diretta in tutti gli Stati Uniti.

Folklore sì, scienza no
Al di là dell’atmosfera festosa, fatta di musica, cori e interviste, la previsione della marmotta non ha basi scientifiche. Secondo la Noaa, l’agenzia statunitense che si occupa di previsioni meteorologiche, le “profezie” di Phil sono corrette solo nel 35-40% dei casi.
"Non è la scienza a muovere questa festa, ma il divertimento", spiegano i meteorologi. Eppure la tradizione continua a resistere nel tempo, tanto da entrare nel linguaggio comune: l’espressione "Giorno della marmotta" viene oggi usata per indicare una situazione monotona, ripetitiva, che sembra non cambiare mai.

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