VOCE
ECONOMIA
04.02.2026 - 21:00
L’Italia si avvia verso una forte contrazione della forza lavoro. Secondo un’elaborazione di Adapt su dati Istat, rilanciata da Il Sole 24 Ore, nel giro di meno di dieci anni il Paese potrebbe perdere oltre 4 milioni di lavoratori, con un impatto particolarmente pesante su pubblica amministrazione, scuola e manifattura. Un effetto combinato di pensionamenti, denatalità e difficoltà di ricambio generazionale.
I settori più colpiti
Oggi i lavoratori tra i 55 e i 64 anni rappresentano circa il 23% degli occupati nella fascia 15-64 anni. Questo significa che, senza un ricambio adeguato, una quota analoga rischia di uscire dal mercato del lavoro.
Le situazioni più critiche riguardano:
Pubblica amministrazione e istruzione, dove l’età media supera i 50 anni
Manifattura, che conta circa 872mila addetti over 55 su poco più di 4,2 milioni: quasi un lavoratore su cinque destinato potenzialmente a uscire
I comparti meno esposti
Mostrano invece una maggiore tenuta settori con una forza lavoro più giovane, come:
alloggio e ristorazione
servizi di informazione e comunicazione
attività artistiche e creative
Qui la quota di lavoratori anziani resta sotto il 18%.
L’effetto “culle vuote”
A pesare è soprattutto il crollo demografico. Le nascite sono stabilmente sotto le 400mila l’anno e nel 2024 l’Italia ha toccato il minimo storico con 1,18 figli per donna. Secondo le stime, gli occupati tra 15 e 64 anni potrebbero scendere da 23,1 a 18,8 milioni, pari a un calo del 18,6%. Il ricambio generazionale, da solo, non basta a compensare i pensionamenti.
Le possibili soluzioni
Gli esperti indicano alcune priorità:
favorire l’ingresso dei giovani, considerando che oggi ci sono circa 1,4 milioni di Neet tra 15 e 29 anni
aumentare l’occupazione femminile, ferma al 54%, oltre 12 punti sotto la media UE (e al 43% nel Mezzogiorno)
rendere l’Italia più attrattiva per i lavoratori stranieri qualificati, che oggi rappresentano il 10,5% degli occupati
valorizzare i lavoratori senior, visto che il tasso di occupazione 55-64 anni è al 58,2%, contro oltre il 70% nei Paesi del Nord Europa
Il quadro attuale
Nel breve periodo, i dati sull’occupazione restano positivi: a dicembre 2025 la disoccupazione è scesa al 5,6%, il livello più basso dal 2004. Ma il rischio, avvertono gli analisti, è che senza interventi strutturali la tenuta attuale non basti a evitare una crisi profonda del lavoro nel prossimo decennio.
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